ACAF - Associazione Catanese Amatori Fotografia

 
  • Decrease font size
  • Default font size
  • Increase font size
ACAF Forum
Benvenuto/a, Ospite
Prego Accedi o Registrati.    Password dimenticata?
Re:Il mosso! ovvero esiste un modo diverso. (1 in linea) (1) Visitatore
Vai a fine pagina Rispondi al messaggio Preferiti: 0
Discussione: Re:Il mosso! ovvero esiste un modo diverso.
#6698
Caristofane (Utente)
Carpe diem!
utente platinum
Messaggi: 447
graphgraph
Utente non in linea Clicca qui per vedere il profilo di questo utente
Socio Nr.: 409 Sesso: Maschio Compleanno: 1964-12-15
Il mosso! ovvero esiste un modo diverso. 8 Anni, 2 Mesi fa Karma: 2  
Bene, chiarito ogni possibile equivoco, mi corre l’obbligo anzi la necessità di spendere due parole sul mosso. Pensiero che rilancio tanto per chiarire quanto il discorso iniziato da Alberto sia stato per me stimolante.
Per me, formatomi, se me la passate, alla scuola di Cartier-Bresson e Scianna, la fotografia è essenzialmente documento e racconto di una realtà, testimonianza.
Non che non sapessi cosa fosse il mosso. Il mosso lo avevo incontrato la prima volta in Ernest Haas qualche annetto addietro, poi Capa e qualche altro, ma non l’avevo degnato di troppa attenzione o più probabilmente non lo avevo capito nelle sue piene potenzialità espressive. Anzi dico chiaramente che faccio parte di quei fotografanti che dicono: “peccato è venuta mossa!”. Che il mosso non è ancora entrato a pieno titolo nel mio bagaglio di strumenti espressivi, nonostante qualche recente timido tentativo. D’altro canto la tecnologia di oggi non ci spinge forse in quel senso? Se no perché tutti quei mille mila ISO o perché le moderne macchine partono da 200 ISO? Dove sono finiti i 100, dove i 50 ISO?
Ma poi ecco le prime foto mosse che si ripresentano in galleria e nei diaporami dell’ACAF, la mia mente torna a ricordi sopiti… il panning, il mosso, l’idea di movimento …
Ecco le foto di Salvo, poi quelle di Licio e Alberto … ma la mente è pigra, le apprezzo, ma non mi fermo a riflettere a sufficienza. Perché quel mosso è diverso? Perché suscita emozioni?
Poi la riflessione, un giro su internet, ed ecco esplodere un mondo diverso, fatto di immagini mosse, sfocate, pinhole, obiettivi degradati e macchine auto-costruite.
Perché in un mondo di perfezione tecnologica e, ancor più, estetica, si sente la necessità di un’immagine meno perfetta. Elogio dell’imperfezione, nostalgia del passato? Non credo, non basta. Forse si è stanchi di immagini troppo perfettamente uguali a se stesse, troppo già viste? Non è sufficiente ancora. Credo di capire che si voglia andare oltre la dimensione semplicemente descrittiva dell’immagine fotografica, credo che si voglia esplorare un universo più sottile, diafano direi, legato all’emozione, al sentimento, al sogno. Un mondo suggerito piuttosto che urlato.
Ci addentriamo in un campo difficile, fatto di sperimentazione e di risultati incerti, in cui il limite tra l’effetto ricercato e l’errore è sottilissimo, in cui il risultato non è sempre prevedibile con certezza, in cui due più due non sempre fa quattro.
Questo perché al di la dell’incerta riuscita tecnica della fotografia in questione, il linguaggio di queste immagini è diverso dal normale. Esso è rivolto più alla sfera emotivo-psicologia che a quella sensoriale, non è importante ciò che vediamo, ma ciò che proviamo. E qui ovviamente il discorso si fa assolutamente più complesso per le mille sfaccettature che la sfera emotiva soggettiva offre e impone. E’ ovvio che di fronte a determinati stimoli le reazioni emotive possono essere molto diverse da un individuo all’altro e non mi voglio addentrare troppo in un campo indubbiamente affascinante, ma che va oltre le mie competenze. Quindi esprimersi per emozioni può riuscire oltremodo complesso ed estremamente soggettivo.
C’è un altro “ma” che si impone nella questione ed è quello della sfera comunicativa, anche questa soggettiva in quanto troppo spesso dipendente dalla cultura e sensibilità del lettore oltre che del’autore. Mi spiego. Non so a voi, ma a me è certamente successo di recarmi in un museo d’arte moderna e, pur non essendo certamente il meno “recettivo” del gruppo, trovarmi spiazzato di fronte alla domanda, ma che diavolo significa questa “cosa”? che cosa mi dovrebbe rappresentare? Certo in quel caso c’è una sorta di paracadute che mi è dato dal fatto che l’opera si trova “li” (in un santuario deputato alla valorizzazione dell’oggetto artistico) e quindi qualcuno più sensibile e competente di me ce l’ha messa, così, supportato da questa certezza, è più facile barare e giù discorsi nel cercare di giustificare la libertà dell’artista, la sua possibilità di esprimersi oltre i canali convenzionali e via di questo passo. Ma cosa succede se quell’opera la troviamo in un altro contesto. Quale sarà la nostra reazione? Ci fermeremo a sufficienza a valutare il suo significato o la liquideremo con sentenza definitiva e inappellabile? E poi fino a che punto è libero l’artista, fino a che punto ci si può spingere prima di divenire incomprensibili ai più e quindi perdere quella capacità di comunicare che l’arte (e la fotografia) ci offre? E’ lecito spingersi tanto oltre? E’ altrettanto lecito limitare un artista/autore con la nostra pochezza di spirito e di cultura? Dove potremo porre l’ago della bilancia per una corretta lettura.
Forse mi sono un po’ allargato, partendo da un mosso creativo, la carne al fuoco non basta mai e ieri ce ne siamo resi conto … ma questa è un’altra storia.
Ecco ho lanciato il sasso (e non nascondo la mano!), ma considerato che più che un colto sono un curioso-riflessivo, faccio appello a Pippo, Licio, Salvo, Alberto, Cosimo (che dell’immagine emotiva è stato paladino anche se con altra tecnica) e, ne dimentico sicuramente tanti, tutti gli altri che si trovano disponibili, che hanno competenza e volontà, senza timore di lasciare un proprio pensiero, affinché inizi una discussione fra amici (come giustamente diceva Alberto) che non si spenga in due battute (anzi direi che ce n’è a sufficienza per un altro seminario).
Se no spero almeno di aver stimolato qualche altro curioso-riflessivo perché affronti per suo conto queste perplessità.
Vorrà dire che il mio sasso, non raccolto, sprofonderà nello stagno e finirà col divenire invisibile … a tutti.

Con il mio solito augurio di buona luce … pensateci su!

Emanuele


Foto degradata pubblicata a titolo didattico


Impasse di Susan Burnstine
 
Riporta a un moderatore   Loggato Loggato  
 
Ultima Modifica: 2012/05/02 12:01 Da Caristofane.
 
E\' un\'illusione che le foto si facciano con la macchina... si fanno con gli occhi, con la testa e con il cuore.
Henri Cartier-Bresson

Chi non sa fare una foto interessante con un apparecchio da poco prezzo, ben difficilmente otterrà qualcosa di meglio con la fotocamera dei suoi sogni.
Andreas Feininger
  Per scrivere in questo Forum è prima necessario registrarsi come utenti di questo sito.
#6705
Caristofane (Utente)
Carpe diem!
utente platinum
Messaggi: 447
graphgraph
Utente non in linea Clicca qui per vedere il profilo di questo utente
Socio Nr.: 409 Sesso: Maschio Compleanno: 1964-12-15
Re:Il mosso! ovvero esiste un modo diverso. 8 Anni, 2 Mesi fa Karma: 2  
altri esempi:

 
Riporta a un moderatore   Loggato Loggato  
 
E\' un\'illusione che le foto si facciano con la macchina... si fanno con gli occhi, con la testa e con il cuore.
Henri Cartier-Bresson

Chi non sa fare una foto interessante con un apparecchio da poco prezzo, ben difficilmente otterrà qualcosa di meglio con la fotocamera dei suoi sogni.
Andreas Feininger
  Per scrivere in questo Forum è prima necessario registrarsi come utenti di questo sito.
#6706
Caristofane (Utente)
Carpe diem!
utente platinum
Messaggi: 447
graphgraph
Utente non in linea Clicca qui per vedere il profilo di questo utente
Socio Nr.: 409 Sesso: Maschio Compleanno: 1964-12-15
Re:Il mosso! ovvero esiste un modo diverso. 8 Anni, 2 Mesi fa Karma: 2  
ultima
 
Riporta a un moderatore   Loggato Loggato  
 
E\' un\'illusione che le foto si facciano con la macchina... si fanno con gli occhi, con la testa e con il cuore.
Henri Cartier-Bresson

Chi non sa fare una foto interessante con un apparecchio da poco prezzo, ben difficilmente otterrà qualcosa di meglio con la fotocamera dei suoi sogni.
Andreas Feininger
  Per scrivere in questo Forum è prima necessario registrarsi come utenti di questo sito.
#6707
Caristofane (Utente)
Carpe diem!
utente platinum
Messaggi: 447
graphgraph
Utente non in linea Clicca qui per vedere il profilo di questo utente
Socio Nr.: 409 Sesso: Maschio Compleanno: 1964-12-15
Re:Il mosso! ovvero esiste un modo diverso. 8 Anni, 2 Mesi fa Karma: 2  
.
 
Riporta a un moderatore   Loggato Loggato  
 
Ultima Modifica: 2012/05/07 20:23 Da Caristofane.
 
E\' un\'illusione che le foto si facciano con la macchina... si fanno con gli occhi, con la testa e con il cuore.
Henri Cartier-Bresson

Chi non sa fare una foto interessante con un apparecchio da poco prezzo, ben difficilmente otterrà qualcosa di meglio con la fotocamera dei suoi sogni.
Andreas Feininger
  Per scrivere in questo Forum è prima necessario registrarsi come utenti di questo sito.
#6708
Caristofane (Utente)
Carpe diem!
utente platinum
Messaggi: 447
graphgraph
Utente non in linea Clicca qui per vedere il profilo di questo utente
Socio Nr.: 409 Sesso: Maschio Compleanno: 1964-12-15
Re:Il mosso! ovvero esiste un modo diverso. 8 Anni, 2 Mesi fa Karma: 2  
A voi ....
 
Riporta a un moderatore   Loggato Loggato  
 
Ultima Modifica: 2012/05/02 12:15 Da Caristofane.
 
E\' un\'illusione che le foto si facciano con la macchina... si fanno con gli occhi, con la testa e con il cuore.
Henri Cartier-Bresson

Chi non sa fare una foto interessante con un apparecchio da poco prezzo, ben difficilmente otterrà qualcosa di meglio con la fotocamera dei suoi sogni.
Andreas Feininger
  Per scrivere in questo Forum è prima necessario registrarsi come utenti di questo sito.
#6710
alb.o (Utente)
utente gold
Messaggi: 359
graphgraph
Utente non in linea Clicca qui per vedere il profilo di questo utente
Sesso: Maschio Ubicazione: Catania Compleanno: 1973-03-08
Re:Il mosso! ovvero esiste un modo diverso. 8 Anni, 2 Mesi fa Karma: 2  
Posso provare ad individuare quali sono stati i miei passi verso il "mosso", magari puà essere di aiuto per la discussione. Colgo quindi l’opportunità da te offerta, provando ad indicare quelli che sono per me i "patrones" da cui scaturisce la mia passione sul "mosso" (che ci tengo però a precisare è solo un modo di esprimersi e che non può per altro essere l’unico per un fotografo, pena la monotonia e la probabile noia). Caro Emanuele ci chiedi implicitamente di raccontare da dove viene il “mosso” ciascuno per le proprie esperienze e sembra una domanda facile, ma in realtà non lo è… Dai tempi in cui ero uno zelante studente, tuttavia ho preso la buona abitudine di avere sempre con me, durante tutti i miei passaggi importanti, un blocco d’appunti (uno “sketch bo”) ed allora avendo ancora vividi alcuni dei passaggi più significativi che hanno generato il mio interesse verso il "mosso" ho ripercorso un quindicennio abbondante di vita per recuperare qualche reperto spero utile alla nostra missione.
Il mosso ha per me radici antiche.
Ritengo che tutto abbia avuto inizio in Inghilterra nel 1996.
C'era una volta... Scherzo, non abbiate paura, non la farò troppo lunga.
Frequentavo all'epoca la facoltà di Architettura della Leeds Metropolitan University, in particolare il primo modulo dei sei in programma nel corso di quell’anno che, grazie all’invenzione del secolo che per me si chiama “Erasmus”, ho avuto la fortuna di seguire. Uno dei miei fantastici professori (che mi hanno davvero donato molto) poco prima dell’esame e dopo aver visto l'ingenuità con cui l'inesperto studente di una facoltà di ingegneria Edile italiana provava a presentare una planimetria di progetto, tentò di indirizzarmi verso un modo alternativo di presentare la stessa realtà. Già dopo il suo primo tentativo pensavo di aver capito… mi rimisi a lavoro e presentai praticamente la medesima planimetria precedente (rifacendola per intero 2 giorni di lavoro ininterrotto) arricchendola di dettagli e retini di varia natura. La ripresentai e Nick Temple (il prof) con un sorriso mal celato sotto la sua barba rossa, mi prese sotto braccio mi portò al pub, offrendomi un paio di birre ed insegnandomi un modo alternativo per rappresentare la stessa idea. Capii allora cosa vuol dire lasciare spazio all’immaginazione, rappresentare non solo ciò che si può realizzare o il reale, ma anche ciò che deve essere lasciato al pensiero, l'immaginario. Capii come poter rappresentare un concetto. Il confronto tra quelle due planimetrie rappresenta un importante pagina del mio “progetto” formativo, che ha certamente influenzato la mia idea sul "mosso". Quello fu anche l’anno delle scoperte nei musei, e nelle gallerie d’arte, fu l'anno della riscoperta degli impressionisti che tanto mi colpirono ed attirarono, fino a dover soddisfare la necessità di approfondire l'argomento nella splendida biblioteca della mia facoltà e capire perché quei quadri mi sembravano muoversi e sfumare la realtà a tal punto da rimandarne la realtà rappresentata solo a dopo aver assaporato a fondo l'impressione visiva che ne scaturiva, in un tripudio della sensazione sull'intelletto. Non è un caso, credo, se alla fine dello stesso 1997 scattavo una fotografia di un treno in corsa, a cui sono particolarmente affezionato dal momento che mi ha fatto riflettere sul fatto che la macchina fotografica poteva anche essere usata come mezzo per la ricerca di un qualcosa che va al di là delle foto ricordo (foto queste a me comunque tutt’oggi molto care) o del documento, ma che attraverso essa si poteva provare a trasmettere emozioni in movimento come un facevano gli impressionisti nelle loro opere.
Faccio un bel salto in avanti, ma solo perché gli altri passaggi che tuttavia riconosco come importanti sono radicati nel campo dell'architettura e potrebbero risultare un po’ noiosi per i non addetti ai lavori.
Fin qui potrebbe sembrare una forzatura, il farneticare di un fotoamatore in preda ad una esaltazione momentanea dovuta ad una intensa discussione on line con qualche amico, ma vi posso assicurare che così non è.
Passo allora alla prima metà del 2000, anno in cui stavolta in Spagna incontrai altri magnifici maestri, uno dei quali mi ha stravolto letteralmente l’esistenza. Salto tutta una serie di passaggi e passo alle foto che allego. L'oggetto nella fotografia di sinistra è una riproduzione in scala di una porzione di facciata del Parlamento a Chandigar di Le Corbusier (pietra miliare dell'architettura). L'esercizio era quello di trovare una propria strada per reinterpretare parte dell'edificio, partendo da una idea personale di proprio piacimento. La mia idea di partenza era guarda caso il movimento, che nel dettaglio della facciata è divenuto il movimento della luce del sole (caso strano) e dell’ombra che ne generava (sorvolo sul resto perché è davvero complesso e potrei dilungarmi troppo) dall'idea di partenza ho finito con il "muovere" l'intero edificio, trovandone una nuova chiave di lettura. Per capire come articolare il progetto ho studiato diversi artisti che avevano comunque a che fare con il movimento. Uno di questi è Arman, che è tutt’oggi fonte di grande ispirazione e senza dubbio da cui derivano grandi influenze sul mio modo di pensare il “mosso” in fotografia.
Anni più avanti inizio a provare il "mosso" in fotografia, senza aver mai aperto un libro di fotografia, senza mai aver studiato nulla sui grandi fotografi, eppure riesco in qualche maniera a farmi un'idea ed a capire i motivi della mia attenzione verso questa tecnica. Credo essere arrivato già al 2005 o 2006 in cui iniziano i “mossi” delle notti di Lucca. Inconsapevoli tentativi, che si trasformano in consapevolezza grazie all’Acaf ed ai continui stimoli di Pippo Pappalardo che ha sempre creduto in questo mio lavoro.
Beh, con l’Acaf si accende anche il desiderio di conoscere i grandi della fotografia ed ad oggi, consapevole che la ricerca è appena iniziata posso dirti chi sono i miei riferimenti fotografici fin ora, per il “mosso”: senza dubbio Giacomelli (nel quale ritrovo spesso un grande “mosso concettuale” passatemi il termine), ma sicuramente anche e soprattutto Franco Carlini (penso a “Javaivoi” o agli “altari di sassi”) di certo Carmelo Bongiorno, ma anche Daido Moriyama, ovviamente il mitico Capa ed anche la recente scoperta di Rosetta Messori.
Questo è quanto al momento mi viene in mente, so di dimenticare parecchio durante questo proseguo della nostra discussione che dal bar si è spostata al ristorante... ora però mangiamo la pizza che con la bocca piena non si parla!!!
Alberto

PS ho riletto in tarda serata e sistemato in un italiano leggibile, chiedo scusa ma la stanchezza ogni tanto...
 
Riporta a un moderatore   Loggato Loggato  
 
Ultima Modifica: 2012/05/03 01:08 Da alb.o.
  Per scrivere in questo Forum è prima necessario registrarsi come utenti di questo sito.
Vai all'inizio pagina Rispondi al messaggio
Powered by FireBoardscarica gli ultimi messaggi sul tuo computer!

Social network

Segui l'ACAF

instagram.png fb-art.png twitter-logo.png
youtube-128.png