Galleria Mostre Soci ACAF

Benvenuti nella galleria delle mostre fotografiche dei soci ACAF

"ON STAGE Storia di un saggio di danza" di Massimo Malgioglio

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La danza è passione, è armonia, è coordinazione, è concentrazione, è libertà dentro delle regole, è sincronia, è l’insieme di tante cose, ma soprattutto è un’esplosione di sentimenti e di paure. Le 20 foto della mostra dividono in due la storia di un saggio di danza, in maniera ben definita e distinta: le prove e lo spettacolo. Durante le prove, le immagini, tutte in bianco e nero, mostrano il lato più emotivo, la consapevolezza di dover perfezionare e “pulire” ogni singolo movimento, perché a breve ci si dovrà confrontare con il pubblico. Le foto a colori, apparentemente meno intense dal punto di vista emotivo, parlano dello spettacolo: non c’è più spazio per far trasparire l’emozione di stare sul palco, i visi e i corpi devono esprimere “solamente” quello che il coreografo ha previsto per loro, non c’è più margine di errore, le paure devono restare ben nascoste. Massimo Malgioglio, fotografo dilettante da una decina d’anni, si accosta al mondo della fotografia partecipando ad un corso amatoriale organizzato dall’Acaf. Quasi negli stessi anni si avvicina al mondo della danza dalla porta di servizio, grazie alla scuola della sua compagna. Da anni ormai si occupa di realizzare foto (e video) sia in sala che durante i saggi. Il poter trascorrere giornate intere assieme agli allievi gli dà modo di curiosare, di rubare momenti che il pubblico non vedrà mai ma che costituiscono la parte più umana dello spettacolo, e che mostrano quanta tensione ci possa essere prima di entrare in scena. Quando finalmente saranno ultimate le prove, orientate le luci, provate le musiche e gli spazi, solo allora… si andrà in scena!

"Sant’Agata d’estate – L’amore di Catania per la 'Santuzza'" di Roberta Giuffrida e Giuseppe Nastasi

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“Sant’Agata d’estate”, e’ chiamata e conosciuta così la festa che ogni anno, il 17 agosto anima la città di Catania, in particolare Piazza Duomo e I suoi dintorni. Per chi conosce I tradizionali festeggiamenti (dal 3 al 5 febbraio) in onore della Santa a memoria del martirio subito, con la tradizionale offerta della cera, le processioni, il susseguirsi per tre giorni di eventi liturgici e non, che trasformano la città di Catania in un palcoscenico straordinario, Sant’ Agata d’estate può apparire un evento modesto e poco significativo, sia per intensità che per partecipazione. La storia invece ci consegna, attraverso la genesi di questi festeggiamenti estivi, una visione e soprattutto un sentire diverso. Era la notte del 17 agosto 1126 quando la città di Catania fu svegliata nel sonno dallo scampanio del Duomo ad annunciare che dopo 86 anni le spoglie della Santuzza, trafugate e portate a Costantinopoli, facevano finalmente ritorno in città e venivano riconsegnate all’amore dei suoi concittadini. Quegli stessi concittadini che per secoli, da quel lontano 252, anno del martirio, con estremo orgoglio avevano tramandato di generazione in generazione un fortissimo senso di devozione, stima, rispetto, amore, per quella giovinetta catanese, la sua fede incorruttibile, il suo coraggio, la sua forza. Si narra, che quella notte d’estate, I Catanesi, al suono delle campane, chi scalzo, chi forse con la camicia bianca per dormire, pieni di gioia per il felice evento, si riversassero per le vie del centro, dando vita ai primi festeggiamenti spontanei in onore della Santuzza. Festeggiamenti che, in origine, avevano un’anima esclusivamente liturgica, fatta di preghiera e gesti di devozione verso la Santa e le Sue reliquie. Solo secoli più avanti evolveranno verso la forma a noi oggi nota, soprattutto per quel che riguarda la festa di febbraio, che di fatto è una delle feste religiose più conosciute al mondo. Eppure è proprio nella memoria mai persa e rinnovata ogni anno il 17 agosto, di quel tanto atteso ritorno della Santuzza nella sua città, durante una festa in sordina se vogliamo, che conserva un certo senso di improvvisazione, di modestia, di umiltà, così come la sua genesi racconta, che affondano le radici dell’amore dei catanesi per la Santuzza. La Santa è più vicina, I devoti si lasciano guardare, e l’impressione che si ha è che chi è là, a festeggiare la Santuzza, lo fa mosso da un legame ancestrale di devozione e amore che si perde nel tempo.E quando Piazza Duomo a poco a poco si svuota, la Santa è già rientrata in Cattedrale dopo un breve giro per le vie limitrofe, per quanto I festeggiamenti durino poco più di un paio d’ore, a conclusione si ha l’impressione di aver assistito al rinnovarsi di una magia, l’abbraccio tra l’amata Santuzza e I catanesi che non hanno mai smesso di aspettarne il ritorno, come fu in quel lontano 17 agosto 1126.

"Il viaggio nel cuore dell'Aspromonte" di Stefano Pannucci

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Non è solo la storia di un viaggio in Aspromonte, è anche un viaggio interiore alla scoperta dei valori profondi che animano ciascuno di noi. E' una raccolta fotografica che accende i sentimenti. Una chiave di lettura per approcciare un ambiente geologico attivo e "giovane" e riuscire a sintonizzarsi con i tempi propri della bio-diversità. Stefano Pannucci ci mostra una parte di sé, il posto dove si rifugia per "sparire nelle geografie”. La voce della natura e quella del cuore si uniscono all'unisono a dipingere un lembo di terra dalle sembianze alpine... tra i due mari.

"E quindi uscimmo a veder le stelle" di autori vari

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Una serata estiva, una notte trapuntata di stelle, buon cibo, buona musica, alcune modelle e un gruppo di appassionati fotografi. E’ questa la ricetta di “e quindi uscimmo a riveder le stelle”, serata poliedrica organizzata da Pippo Sergi e che, nella sua quarta edizione, si è svolta presso la “casa della luna”, una dimora rurale immersa nelle campagne di Santa Maria di Licodia. I muri antichi e le stanze arredate con tradizionale mobilio siciliano, i cortili protetti dai fichi d’India e circondati da rampicanti intrecciati, a tratti, con piante d’uva, la vicina fontana e l’antico lavatoio, hanno costituito l’ambientazione nella quale le tre modelle (Sabrina Spina, Giorgia Sicari e Giorgia Teniglia) sono state ritratte. Le foto, che compongono la mostra, conducono in un tempo sospeso tra passato e presente. Scene di quotidianità in bilico tra il tra celato e il manifesto, tra pudore e la spudoratezza, tra la redenzione e ingenua seduzione. Esempio di quel dissidio che travaglia l’animo siciliano. Chi guarda le immagini è spettatore discreto, cui viene dato accesso ad una dimensione abituale, privata, intima. Autori della mostra sono: Assunta Catania, Marco Galluccio, Mary Indelicato, Mario Ingegneri, Enzo La Monaca, Fina Marletta, Maurizio Maugeri, Claudia Musumeci, Alberto Pappalardo, Daniela Raciti, Nicolò Ragusa, Antonella Santangelo, Pippo Sergi, Adriana Tomaselli.

"Non è un paese per vecchi?" di Simona Franceschino

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"Non è un paese per vecchi?" Scicli, 20 Gennaio 2018. Arrivo, per la prima volta, in questa cittadina in provincia di Ragusa, la giornata è mite, il sole alto, per strada poche voci in sottofondo. Con i compagni di viaggio cerco un bar per ristorarci e comincio a guardarmi intorno. Le architetture sono della tipica pietra chiara ragusana, il Barocco regna ovunque sovrano (incontrando occasionalmente il Liberty) e, nonostante siano le 10 del mattino, poca gente popola le strade. Ancora non ho un'idea ben precisa di ciò che fotograferò e i nostri movimenti sono quelli tipici dei turisti. La prima tappa, infatti, è dettata dalla curiosità televisiva: così ci rechiamo a vedere il famoso Palazzo del Commissariato di Vigata, raccontato da Camilleri in Montalbano che, nella realtà, è il Municipio della cittadina e, con un po' di faccia tosta, riusciamo anche a visitare, fuori orario, le stanze del Sindaco. In seguito facciamo il giro delle Chiese del paese, con un paio di guide locali, che ci rivelano segreti e miti del luogo. Ma, pur amando l'arte ed essendo, quindi, interessata ai luoghi turistici e alle curiosità della città, la mia attenzione è attratta, principalmente, da una costante presente in ogni angolo, strada, piazza del paese: le persone. Ma non le persone in generale. Appena scesa dalla macchina, infatti, mi ero resa conto che tutti coloro che popolavano la cittadina erano quasi esclusivamente persone avanti con l'età. In tutta la mattinata non avevo incontrato quasi mai giovani, pochi adulti, ma tantissimi anziani. Così ho cominciato a ritrarli, nella loro quotidianità di un sabato qualunque: c'è chi rientra dopo aver fatto la spesa, chi cammina pensieroso e solitario e chi in compagnia di un amico; due uomini stanno seduti per strada a chiacchierare, una coppia passeggia in piazza tenendosi per mano e un venditore ambulante di maschere inveisce contro di me perché non vuole essere ritratto. Poi, perdendomi volutamente tra i vicoli, incontro massaie che stendono i panni, sul proprio balcone o per strada nel Quartier Fontana...e sorrido vedendo che, appeso ai fili, c'è un intero outfit, dalla A alla Z, dalla biancheria intima ai pantaloni! Al termine della lunga passeggiata, mi imbatto nella Grotta delle Cento Scale, conosciuta anche come Grotta dei Marinero, dal cognome dei fratelli che, quasi quarant'anni fa, decisero di costruirvi un presepe perenne. Morto il maggiore, il fratello minore onora, ogni giorno con amore, l'impegno preso decenni fa con il fratello, custodendo il luogo e permettendone la visita a chi lo desideri. Una volta finita la sessione fotografica, propongo di pranzare in un locale che, poi, scoprirò essere gestito da due giovani del catanese. Chiacchierando (e lamentandomi) delle chiusure di alcune chiese e palazzi civili nel weekend, momento in cui il turismo invernale è più plausibile, i ragazzi mi rivelano che la cittadina è ricca di movimento giovanile. In quel momento il ricordo della mattinata appena trascorsa, accostata alle loro parole, sembra quasi un ossimoro esperenziale e, così, la mia domanda non può che sorgere spontanea: "Quindi Scicli non è un paese per vecchi?". Simona Franceschino