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Discussione: let it be
#10511
PipPap (Utente)
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Sesso: Maschio Ubicazione: catania Compleanno: 1952-11-11
let it be 1 Mese fa Karma: 9  
Dal diario di Pippo:

“Let it be”: sogno, desiderio, invenzione di una cronaca.

Che colore ha l’appuntamento di stasera?
Francesco, aiutami. La mia memoria, lo sai, è vecchia e confusa.
So di certo che questa sera parleremo di fotografie perché ci piace farlo, perché ci riflettiamo in esse; e perché vi troviamo, forse, “un deposito di senso, sicuramente un pretesto per chiacchierare”.
Mi rendo conto che è alquanto difficile, se non addirittura fuorviante, trovare tra le nostre immagini il senso di questi giorni ma ormai sono qui e, magari, e lo confesso, vorrei parlare di Sepulveda e dello sgarbo che ci ha fatto lasciandoci più soli. Ma proprio lui, non avrebbe voluto saperci tristi; lui che, qualche estate fa, nel teatro greco di Taormina, ci raccomandò di continuare a scrivere racconti d’amore; e di non smettere mai.
E allora parliamo di fotografia.

La campanella è suonata, il Presidente ci invita a prender posto e, tra il sornione e il curioso, mi chiede cosa abbia preparato.
Vorrei dichiarargli di non avere niente con me ma tutti vedrebbero il mio naso crescere a dismisura e le mie gambe, già modeste, diventare ancora più corte.
Si è vero, ho un’immagine da proporre, racchiusa nell’USB. Un istante ancora, ed eccola sullo schermo. Sergi, sei pregato di spegnere le luci!

Se la serata fosse di quelle dedicate all’autore, vi racconterei di Jerry Schatzberg, regista, fotografo statunitense che ha diretto Al Pacino, Gene Hackman, Faye Dunaway; del suo lavoro fotografico so dirvi poco - a parte uno strepitoso servizio su Bob Dylan. Vi parlerò, piuttosto, di questa sua immagine, “Leaf homonym”, 1997.
Se la serata fosse, invece, dedicata alla cultura e alla tecnica fotografica, non potrei, e non potremmo, fare a meno di considerare come, con un’assoluta economia di mezzi, l’autore abbia fatto emergere dal buio un autentico miracolo. Neri e bianchi, dolcissimi quanto inquietanti, s’incontrano lungo il profilo di qualcosa alla quale stentiamo perfino a dare un nome, una riconoscibilità. E’ la sagoma di una superficie illuminata quella che emerge dalla luce? Certo. E’ la luce che scolpisce un nero volume tracciando il segno di un’apparenza, di un riconoscimento, di una manifestazione? Certo. Il titolo ci parla anche di un’omonimia. Per noi è photo-graphia.
Se la serata fosse dedicata alla lettura dell’immagine, allora, indagheremmo la forma della superficie ritratta, la natura della sua materia, la qualità della sua luce, la plasticità del suo volume. Dovremmo, insomma, capire “COSA” stiamo vedendo e non, soltanto, “COSA” stiamo guardando.
Ci accorgeremmo, magari, che conosciamo poco della cosiddetta gestalt theory e, ancor meno, del pensiero maturatosi intorno alle nostre capacità di percepire il visibile; e nel mentre conveniamo serenamente sulla nostra santa ignoranza, concordiamo, almeno, di non star parlando della fiamma di un camino, né di una foglia oscillante, né della fettuccia di un giocoliere, né del bordo di una conchiglia, ma …….. del seno di una donna.
Sorridiamo, in sala, per la comune condivisione e per il concreto, compiaciuto, evidente riconoscimento del “COSA”. Qualcuno, più competente, aggiunge: “una 3^- coppa “c””.
Sorrido anch’io. Eppure avverto che già stiamo tralasciando il “COSA” per penetrare il “COME”. Quell’immagine, invero, ci sta turbando.
Il profilo è perfetto, il seno è turgido, le ombre intriganti ma, a quanto pare, stasera siamo tutti e soltanto fotografi. Faremmo l’amore con la misteriosa modella; ma non stasera. Per adesso, vogliamo sapere come il fotografo sia riuscito a esprimere tanta bellezza nell’ambiguità di una forma.
E a questo punto si scatena l’allegro dibattito, il confronto corale, forse anche un po’ di baldoria: io adoro l’ACAF quando s’infiamma.
Il Presidente, allora, suona la campanella: siamo pur sempre in un foto-club; è doveroso formulare qualche considerazione.
- Il risultato va rubricato sotto il Fattore “C” (risata generale).
- Se l’immagine fosse stata a colori, non staremmo qui a dissertare.
- L’ambiguità della percezione non era negli occhi del fotografo ma solo nei nostri.
- E se non fosse il profilo di un seno?
- Ma dai, ne stiamo discutendo proprio perché “è” un seno.
La sala, intanto, si divide tra sguardi al femminile e sguardi maschili (e il Presidente comincia ad agitarsi).
Isolata, una voce sussurra: “Io vi avverto tanta musicalità”. Boato di buuh.
Altra voce, ma risolutiva: “Iù, stanotti, m’anzonnu!!!”. Approvazione generale.
Ormai è’ tardi. L’ultima sigaretta? Chi mi dà un passaggio? Non vieni al Saloon?
Nostalgicamente faccio finta anche di tornare a casa.
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Università, Villa Cerami, 1970, la collega indossava una maglietta con su, proprio lì, la scritta “Let it be”. Mi proposi per una … traduzione.
Lei, con un sorriso, mi tradusse un “lascia perdere!”.
Altri tempi, altri martedì. Ritorneranno anche quelli?
Ri-cordare è ri-portare al cuore. Che faccio, lascio perdere? Ci rivediamo martedì.
 
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Ultima Modifica: 2020/04/20 19:27 Da PipPap.
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