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Re:Il mosso! ovvero esiste un modo diverso. (1 in linea) (1) Visitatore
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Discussione: Re:Il mosso! ovvero esiste un modo diverso.
#6860
Caristofane (Utente)
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Re:Il mosso! ovvero esiste un modo diverso. 11 Anni, 10 Mesi fa Karma: 2  
Preso atto che il movimento in fotografia non esiste (noi infatti associamo il mosso al movimento solo per un'acquisizione logica e non sensoriale). Se il mosso (che infatti si chiama mosso e non movimento!) fosse qualcosa di più e di diverso... Allora questo artefatto dell'immagine fotografica diverrebbe, svincolato dalla servitù di movimento, un mezzo espressivo diverso, utilizzabile ancor più secondo gli stilemi di Alberto. In fondo l'immagine mossa (come anche quella sfocata) appartiene più all'esperienza del sogno o degli stati di alterata coscienza che all'esperienza sensoriale normale.

Continuo a farneticare! (però mi diverto moltissimo nel farlo!)
 
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E\' un\'illusione che le foto si facciano con la macchina... si fanno con gli occhi, con la testa e con il cuore.
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Chi non sa fare una foto interessante con un apparecchio da poco prezzo, ben difficilmente otterrà qualcosa di meglio con la fotocamera dei suoi sogni.
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#6861
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Re:Il mosso! ovvero esiste un modo diverso. 11 Anni, 10 Mesi fa Karma: 2  
Come dicevo in gallery, come suggerito da Pippo, è importante distinguere il mosso del "cosa" che tu giustamente chiami movimento ed il "mosso" del "come". E' vero quindi che nel "come" il mosso diventa un mezzo di espressione, una parte di un linguaggio od addirittura un linguaggio completo. Per me il mosso è il mio modo di rappresentare un mondo fantastico, fatto di esperienze e vite nascoste che si annidano ed evolvono parallelamente "nel tempo infinitesimo che si annida nell'arco di un istante". Se vuoi sono realtà invisibili, alternative, tanto immaginarie, verosimili od improbabili quanto le "città" di Calvino. In fondo Zaira, Tamara, Anastasia, Zora e tutte le altre città della memoria, o quelle del desiderio come Despina, ma anche quelle dei sogni, insomma proprio tutte da dove nascono, dove si sviluppano, in che realtà esistono? ...qualcuno potrebbe rispondere nel genio di Calvino, o nelle pagine di un libro. Per carità corretto, ma non solo! Per me esistono, vivono e si alimentano in dimensioni alternative della realtà, in spazi personali che ci costruiamo e che per tanto esistono!!! Basta quindi trovarli e narrare di questi posti... Non è forse reportage anche questo? E se non si è ancora convinti, cosa mi dite del mondo fotografico del "macro" questo esiste e come! Assodato allora che esistono strani luoghi, bisogna poi solo capire qual'è il modo migliore per raccontarli... Ecco questa è la mia idea personale del "mosso" e dei miei mondi a cui appartiene! E' una mia idea ed un mio modo di pensare, ma d'altronde ormai è cosa nota (lo sa anche mio figlio): mi sono sempre piaciute le favole!!!


Alberto
 
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#6862
Caristofane (Utente)
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Re:Il mosso! ovvero esiste un modo diverso. 11 Anni, 10 Mesi fa Karma: 2  
... tu chiamale se vuoi emozioni ... (Battisti)
 
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#6915
Caristofane (Utente)
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Re:Il mosso! ovvero esiste un modo diverso. 11 Anni, 10 Mesi fa Karma: 2  
Torno ad essere serio per un momento e concludo il mio pensiero sull’argomento.

La stragrande maggioranza dei fotografi, si limita a raccogliere testimonianze dal mondo reale, spesso senza riflettere troppo, talora con semplice intento testimoniale, talora alla ricerca estetica del bello, talora per posa bohémien, talora… per il gusto di premere un pulsante: click!

La conoscenza dei modi fotografici, dei vari “come” per rappresentare la realtà e le idee (il ”cosa” cui Pippo e Alberto mi richiamano), la comprensione delle varie sfaccettature intrinseche a una determinata peculiare tecnica quale, in questo caso, il mosso, dovrebbe essere d’aiuto ai fotografi o aspiranti tali, ma non per una sterile emulazione: CLICK!

Le conoscenze tecniche rappresentano una base, non sempre indispensabile, ma spesso necessaria, per la produzione di un’immagine “ragionata”, che ragionata deve appunto essere per non ridursi al semplice gesto di schiacciare un pulsante: click.

Il fatto che “l’immagine si forma prima nella mente poi nella macchina fotografica”, buttata li, tanto semplicemente, da Jordi, quasi con disinvolta noncuranza, si agita e cresce nella mia mente fino a diventare un mostro che si contorce e si aggroviglia nelle proprie spire.

“Prima nella mente”… “poi nella macchina”…

Ho provato a fotografare senza macchina fotografica, esercizio meraviglioso, puoi farlo ovunque, mentre passeggi con qualcuno o mentre lavori, in casa come all’aperto, il soggetto può essere o no di fronte a te. Un’immagine a poco a poco ti invade la mente, non è la realtà è una costruzione, ma realizzabile. Se hai le conoscenze tecniche è possibile, anche se non sempre semplice.

Non parlo qui di complessi fotomontaggi da era digitale e nemmeno di astrattismi postmoderni, parlo di fotografia ragionata.

Vedo quel bel bambino che dialoga con un anziano, ma anziché alzare la macchina e fare: click! Mi fermo e osservo: da dove viene la luce, quali sono le sue caratteristiche? e lo sfondo? Da quale lato dovrei spostarmi per rendere l’immagine al meglio. Voglio uno sfondo nitido che mi racconti il contesto o preferisco sfocare ed isolare il soggetto. Tempo rapido o meglio un leggero mosso. Mi avvicino con un grandangolo o mi allontano con un tele…
All’inizio sembra tutto complesso e la foto può anche sfuggire via, ma mi avvicino e scambio due parole, anche questo è fotografia! E poi, come insegnava Jordi e ricordava Mary, se uno scatto si perde non fa niente: è solo una fotografia. Ecco che si concretizza l’insegnamento di non scattare mille foto, ma poche, ragionate.
Poi, se si insiste, col tempo, tutto diventa automatico, le decisioni si raggiungono in fretta, ma si scatta: un’IMMAGINE!

Voi mi direte: “ma tutti facciamo questo a livello inconscio prima di scattare una fotografia!”.
Ecco il problema: l’inconscio non basta! L’inconscio ragiona per modelli, stereotipi, ricordi, schemi prefissati. Ricorderete cosa è accaduto di fronte al maggiolone giallo a Vendicari! Tutti abbiamo rivisto l’immagine di Berengo Gardin! Quanti si sono fermati a cercare una loro personale immagine? Una giusta inquadratura, come poi ci ha suggerito Jordi? Anche sbagliando, forse meno bella, ma frutto di un pensiero personale. Diversa. Ragionata. Eppure era quel maggiolone era li, non scappava, era ancora li quando alla fine siamo tornati dal nostro giro. Dunque?

Leggo un interessante articolo su “Fotocrazia” (titolo: Come dal sen capace stilla?) cui vi rimando e vi riporto le testuali conclusioni:
“Insegnare a fotografare” può essere una cosa molto banale o molto presuntuosa, in ogni caso, hanno ragione tutti i fotografi che ho fatto parlare all’inizio, è davvero impossibile. Ma “insegnare la fotografia” è possibile. Tra insegnare la fotografia e saper fotografare, naturalmente, ci sarà sempre la stessa differenza che c’è tra insegnare la filosofia e saper pensare. (Smargiassi)

Trovare un modo personale e significante di narrare i propri pensieri per immagini è un’arte molto personale, difficilmente raggiungibile, che richiede quel quid in più. Capire i mezzi per esprimersi è invece consentito a tutti e può essere d’aiuto a molti.


Per una volta ... buona riflessione a tutti.

Emanuele

 
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Ultima Modifica: 2012/05/07 20:53 Da Caristofane.
 
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Re:Il mosso! ovvero esiste un modo diverso. 11 Anni, 10 Mesi fa Karma: 2  
Raccolgo certamente il tuo invito… e Rifletto…

focalizzo uno dei pensieri da te suggeriti...

"Le conoscenze tecniche rappresentano una base, non sempre indispensabile, ma spesso necessaria, per la produzione di un’immagine “ragionata”, che ragionata deve appunto essere per non ridursi al semplice gesto di schiacciare un pulsante: click.

Il fatto che “l’immagine si forma prima nella mente poi nella macchina fotografica”, buttata li, tanto semplicemente, da Jordi, quasi con disinvolta noncuranza, si agita e cresce nella mia mente fino a diventare un mostro che si contorce e si aggroviglia nelle proprie spire. "

(…)

"Voi mi direte: “ma tutti facciamo questo a livello inconscio prima di scattare una fotografia!”.
Ecco il problema: l’inconscio non basta! L’inconscio ragiona per modelli, stereotipi, ricordi, schemi prefissati. Ricorderete cosa è accaduto di fronte al maggiolone giallo a Vendicari! Tutti abbiamo rivisto l’immagine di Berengo Gardin! Quanti si sono fermati a cercare una loro personale immagine? Una giusta inquadratura, come poi ci ha suggerito Jordi? Anche sbagliando, forse meno bella, ma frutto di un pensiero personale. Diversa. Ragionata. Eppure era quel maggiolone era li, non scappava, era ancora li quando alla fine siamo tornati dal nostro giro. Dunque?"

Condivido fermamente ciò che dici. Sono alla costante ricerca di un modo che possa indicarmi la via per proporre qualcosa di diverso, di non visto… Non so se ci riuscirò, ma certamente questa ambizione, questa meta, mi aiuta a tentare di restare sempre in rincorsa nel tentativo di superare i miei limiti… alla lunga, magari qualcuno lo supererò pure, chissà!!!

Dicevo rifletto… rifletto sull'immagine "ragionata" di Jordi… parole sante… Ma dimmi un po', non è che esistino diversi momenti per ragionare su una foto? Il ragionamento che propone Jordi e che dovremo certamente tentare di far nostro è un ragionamento sul campo, presente sul luogo dello scatto, è racchiuso in un intervallo di tempo ben determinato ossia quello che intercorre tra la sensazione di aver trovato uno spunto interessante ed il momento dello scatto. Può durare minuti, ma spesso anche ore o ancor di più… e poi… e poi si ripropone uguale nel metodo al prossimo elemento interessante!!!
Credo che esista anche un altro momento in cui ci si dovrebbe interrogare e ragionare su una foto. E' il momento in cui non si ha la macchina fotografica, il momento della riflessione, in cui ci si dovrebbe interrogare su che tipo di fotografia si vuole fare, è il momento in cui concentrati ed ispirati si inizia a pensare in che direzione andare per superarsi, per migliorare per passare oltre… per tentare di trovare un "come" diverso per rappresentare lo stesso "cosa". Il già visto è probabilmente annidato nel "come" e non nel "cosa". Il problema non è ritrarre un marziano (che se mai dovesse capitare di incontrare, prima inizio a scattare e poi provo a stringere amicizia od instaurare un rapporto) e neanche fare un ritratto come lo farebbero su marte, il problema è farlo in modo diverso, in modo nuovo!!!
In che modo, allora? Non so, io ho una mia idea… anzi, direi che non è mia, ma alla portata di tutti… un certo Duchamp ci ha aperto gli occhi in tale direzione. Duchamp capì che per creare qualcosa di nuovo, non occorreva fare nulla di nuovo. Il mondo offre già tutto ciò che serve, basta scovarlo e stravolgerne l'essenza. Ad ognuno la sua strada, ad ognuno le proprie sperimentazioni, ad ognuno il suo grado di ragionamento ed il suo tipo di "foto ragionata", ma una cosa ormai è "quasi" certa dentro me, ne sono sempre più convinto: l'occhio fotografico, l'istinto, l'esperienza, l'abilità tecnica, sono tutti importanti ingredienti per cucinare la miglior portata esistente, ma il ragionamento, la riflessione ed il continuo chiedersi "come" e "perché" sono ingredienti indispensabili da aggiungere per scoprire una nuova ricetta!!!

Buon "ragionamento" a tutti!!
Alberto
 
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Ultima Modifica: 2012/05/08 00:53 Da alb.o.
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Re:Il mosso! ovvero esiste un modo diverso. 11 Anni, 10 Mesi fa Karma: 2  
"... tu chiamale se vuoi emozioni ... (Battisti)"

che strano è la storia della mia vita, razionalità vs sensazione... Illuminismo o romanticismo... Ingegneria od Architettura...

Ci risiamo... "ragionamento o emozioni"?

Ormai però un po' di esperienza mi ha insegnato a conoscermi e conosco la risposta, come sempre e per sempre ENTRAMBE!!!


Seguir con gli occhi un airone sopra il fiume e poi
ritrovarsi a volare
e sdraiarsi felice sopra l'erba ad ascoltare
un sottile dispiacere
E di notte passare con lo sguardo la collina per scoprire
dove il sole va a dormire
(...)
tu chiamale se vuoi
emozioni


 
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