ACAF - Associazione Catanese Amatori Fotografia

 
  • Decrease font size
  • Default font size
  • Increase font size
Mostre fotografiche ACAF

licandro.jpg

«Ma una festa religiosa, che cosa è una festa religiosa in Sicilia? Sarebbe facile rispondere che è tutto, tranne che una festa religiosa. È, innanzitutto, una esplosione esistenziale. Poiché è soltanto nella festa che il siciliano esce dalla sua condizione di uomo solo».

Così scriveva Leonardo Sciascia nella prefazione al volumetto contenete le fotografie sulle Feste religiose in Sicilia di Ferdinando Scianna.

Forse tra tutte le feste religiose quella della Settimana Santa è quella che da secoli si tramanda e si svolge con la stessa fede e ritualità di un tempo. Ed ecco che imbattersi nella solennità straordinaria della processione di Enna del venerdì santo, con centinaia di penitenti incappucciati che sfilavano interminabilmente per la città, in silenzio, provoca nello spettatore un’emozione indimenticabile. Fanno da cornice il silenzio, lo strazio della funebre musica della banda, che riecheggia per i vicoli e le viuzze del paese. Ed allo stesso modo così si rimane incantati dalle Ladate o Lamintanze dei cori di voci maschili a Caltanissetta o trasportati dalla folla di fedeli che legano alla lunga croce delle strisce di stoffa bianca tramandate da padre in figlio. Anche i gesti più semplici, come sfiorare il corpo di Cristo morto, diventano forti segni carichi di devozione ed amore che non lasciano impassibile nemmeno il più distratto degli spettatori.

 

Sono molto legato ai riti della Settimana Santa ed in particolar modo quelli del Venerdì Santo perché hanno accompagnato fin da subito il mio percorso fotografico. Sicuramente i riti della Settimana Santa sono uno di quei progetti che avranno fatto altri milioni di fotografi e altri milioni lo faranno ancora, ma è una cosa che mi emoziona e mi appassiona e che porta ogni anno a documentare quello che accade durante questi riti in quella settimana in cui ci si riscopre cristiani, fedeli, penitenti.

F. Licandro 

 
Martedì 16 Aprile 2019 - ore 20:30
locandina_kiki.jpg"La verità sotto la pelle" è una perifrasi per parlare del nascosto, del lato B che c'è in ogni cosa, in ogni uomo. Che puoi scoprire solo se "scortichi" o se "accarezzi"una pelle. Ci vogliono ore, giorni, mesi, anche anni, perché una verità, bella o brutta che sia, si lasci scivolare fuori. Come una maieuta, un'ostetrica, che aspetta pazientemente che la vita venga alla luce adagiandosi sulle sue mani , io aspetto che la verità velata di quotidianità sbocci sotto il mio sguardo minuzioso. Pronta, dopo tanta attesa, allo scatto agile per non perdere il breve momento dello squarcio del velo di Maya. Come diceva Schopenhauer , questo velo ci separa dalla conoscenza e ci fa percepire la realtà come sfocata o alterata. Solo dei giusti "obiettivi" ci permetteranno di vedere, in modo perfetto e meraviglioso, il vero. Che poi ci piaccia o no quello che troveremo, poco importa, la nostra fotocamera lo catturerà. 
Fotografare per me è quasi una forma di meditazione. Mi permette di concentrare l'attenzione grazie ad un rettangolo di luce, il mirino, che manda informazioni alla mente e al cuore. I piedi vanno, randagi. Seguono questa scia luminosa senza porsi domande. Le mani diventano estensioni della mente ed in automatico premono bottoni, girano ghiere, zoomano e danno forma anche a quello che in apparenza non c'è. Già, perché attraverso il mirino, che può diventare "squarcio", guardandomi attorno, potrei vedere quello che lo specchio non mi rimanda. E allora una testa di gesso, un velo nero strappato e dei vecchi giornali cominciano a raccontarmi di quando ho indossato una maschera e una parrucca da clown sopra un fazzoletto zuppo di lacrime. Un selfie... direbbero oggi i ragazzi della nuova generazione che per far vedere ai follower della loro community che sono tristi o di cattivo umore alzerebbero il braccio con il cellulare e con una faccia contrita farebbero click!
Un selfie dell'anima, aggiungo io, che ho realizzato fotografando al contrario.
Pensavo di aver realizzato una natura morta... ed invece ho descritto dettagliatamente una natura cosi viva da urlare quello stato emozionale negativo che io non avevo avuto neanche il coraggio di afferrare.
Questa è una delle tante magie che si possono fare impugnando una macchina fotografica, oltre che con le mani anche con la mente ed il cuore!
 
Contest I 7 VIZI CAPITALI
copertinafb_contest_7vizit_2019_500.jpgREGOLAMENTO

- Termine invio immagini: Domenica 26 Maggio 2019

- Giuria pubblica Martedì 28 Maggio 2019 presso la sede ACAF

INVIO FOTO A : Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo

- ogni partecipante potrà mandare max 4 foto di formato 1920px lato lungo

- e foto non possono avere cornici o firme.

- è ammessa una postproduzione finalizzata alla regolazione dei livelli-curve-contrasto

- le foto devono essere rinominate con il nome degli autori e il titolo della foto nel seguente modo NOME_COGNOME_TITOLO
 

Social network

Segui l'ACAF

instagram.png fb-art.png twitter-logo.png
youtube-128.png