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Re:6°conc.intern.sui diritti dell'uomo (1 in linea) (1) Visitatore
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Discussione: Re:6°conc.intern.sui diritti dell'uomo
#10189
mary (Admin)
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Re:6°conc.intern.sui diritti dell'uomo 1 Anno, 2 Mesi fa Karma: 30  
La nota dell'On. Salvo Fleres
I diritti umani
Ciascuno di noi, uomo o donna che sia, di qualunque colore abbia la pelle, qualunque sia
la sua religione, a qualunque cultura sia stato educato, qualunque sia la lingua che parli,
qualunque sia la sua situazione economica o di salute fisica e mentale in cui si trovi, solo
in quanto è una persona umana, è portatore di una serie di diritti.
Si tratta di diritti perché essi permettono di vivere in una comunità, di essere qualcuno, di
fare o di avere qualcosa, nel rispetto di se stessi e degli altri, in regime di assoluta
reciprocità.
Affermare che qualcuno ha dei diritti vuol dire che egli ha delle aspettative, che siano
giustificate da una precisa regola o da accordi precedenti, di cui altri tengano conto, nel
momento in cui sorga la necessità della loro applicazione.
Il titolare di uno o più diritti può essere un individuo, una collettività, un popolo, una
minoranza, una comunità, un'associazione.
Una più moderna interpretazione di questo concetto porta al riconoscimento di diritti anche
nei confronti di soggetti non umani (diritti degli animali o della natura) o non esistenti (le
generazioni future), come sta già accadendo grazie alla spinta di molti organismi di
rappresentanza di interessi diffusi.
Più difficile, ed ancora non risolto, è il tema dei diritti di soggetti non capaci di esprimere
una volontà (malati terminali o in coma). Tuttavia, anche in questo caso, nella società e nel
mondo scientifico è in corso un ampio dibattito, che dovrebbe approdare alla elaborazione
di precise indicazioni.
Per il fatto che la tipologia di diritti umani assume caratteristiche così ampie, come
accadde nell'antica Roma, essi possono essere definiti Diritti Naturali, cioè diritti che
nascono insieme all'uomo e ne costituiscono la sua natura, in qualsiasi condizione ed
ovunque egli si trovi. Come vedremo, però, questo concetto non significa affatto che
l'uomo segue soltanto le regole della natura.
I diritti, quindi, esistono sia per consentire a ciascuno di svolgere una qualsiasi attività, sia
per proteggerlo da persone o da situazioni che potrebbero danneggiarlo o che potrebbero
fargli del male, com'è documentato da molte immagini di questo libro.
I diritti, però, esistono anche per fare in modo che ogni persona, senza alcuna distinzione
di sesso, razza, religione, lingua, cultura, stato sociale ed economico, ecc. possa andare
d'accordo con le altre e vivere in pace e nel rispetto reciproco, cioè rispettando gli altri
individui, ottenendo da questi altrettanto rispetto, senza fare alcun ricorso alla forza o alla
violenza.
Quelli che, oggi, vengono chiamati Diritti Universali della Persona Umana, e che sono
riconosciuti e difesi dall'Organizzazione delle Nazioni Unite (O.N.U.), di cui fanno parte
oltre 190 Paesi, sono 30 e sono stati approvati a Parigi, nel 1948, poco dopo la fine della
seconda guerra mondiale, proprio per contribuire ad evitare che una tale catastrofe
potesse, allora, o possa, purtroppo ancora oggi, facilmente ripetersi.
Scopo principale dei Diritti Umani è, infatti, quello di facilitare la convivenza pacifica tra le
diverse persone ed i diversi popoli della Terra, garantendo la pace, la solidarietà e lo
sviluppo economico e sociale di tutti, ovunque si trovino, qualunque sia la loro condizione.
Prendendo spunto dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, sono state
elaborate numerose altre "carte" riguardanti soggetti meritevoli di particolare protezione.
Tra queste, la più importante è certamente la Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo,

approvata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre del 1959, ma ve ne
sono anche altre ed altre ancora sono in fase di elaborazione.
Affermare i propri diritti, oggi, è abbastanza semplice: ci sono i tribunali, gli organismi
internazionali, le commissioni, gli apparati dello Stato, ecc. Un tempo, però, non era così
facile come si potrebbe pensare.
Nelle epoche più antiche, infatti, gli individui avevano diritti soltanto se facevano parte di
un gruppo, di una famiglia, di una classe sociale che glieli assicurava e che permetteva
loro di usufruirne, cioè che permetteva a costoro non solo di esserne portatori, ma anche
destinatari, nel rispetto del principio della reciprocità.
Quindi, il percorso che ci ha condotti all'attuale definizione della Dichiarazione Universale
dei Diritti Umani non è stato né breve, né facile ma, al contrario, è stato, molto difficile e
molto lungo, perché chi deteneva il potere, servendosi spesso della violenza, non voleva
rinunziare ai propri privilegi, anche se questi limitavano, talvolta anche di molto, i diritti
degli altri.
Dire che qualcuno ha un diritto, come da anni fa l'ACAF con le sue importanti iniziative
divulgative, significa che costui ha delle aspettative, riconosciute dagli altri, giustificate da
una regola o da un accordo precedente.
Essere titolare di diritti, però, vuol dire pure che a ciascun diritto corrispondono dei precisi
doveri, verso tutti coloro che riconoscono i diritti, in regime di piena e assoluta reciprocità.
Sembra un concetto ovvio ma non sempre lo è. Per questa ragione è bene che non si
dimentichi mai!
On. Salvo Fleres - Già presidente dell'Intergruppo per i diritti umani dell'ARS e
componente della Commissione per i Diritti umani del Senato della Repubblica.
 
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6°conc.intern.sui diritti dell'uomo
mary 2018/04/18 12:55
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mary 2018/04/18 12:56
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mary 2018/04/18 12:57
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mary 2018/04/18 13:02
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