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DENTRO e ATTRAVERSO di Francesco Pennisi (1 in linea) (1) Visitatore
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Discussione: DENTRO e ATTRAVERSO di Francesco Pennisi
#10347
flicandro (Admin)
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Francesco Licandro Photo Gallery Compleanno: 1976-02-16
DENTRO e ATTRAVERSO di Francesco Pennisi 1 Mese, 1 Settimana fa Karma: 0  

Da sempre lo sguardo dell’uomo si fa dimora del mondo e della sua esistenza.
Il suo desiderio di conoscere e capire non si ferma all'apprendimento di ciò che gli rivelano i sensi, ma va oltre, cercando non soltanto ciò che c’è ma ciò che, in esso, ogni uomo vi vede, magari andando oltre il documento, oltre la testimonianza; forse cercando una più consapevole valutazione del mondo.
La fotografia, dal momento “in cui si è inventata”, si è posta in questa direzione. Il gesto fotografico, allora, si è rivelato lo strumento adeguato per “scegliere” l’istante privilegiato e decisivo, e raccogliere il “verso” di un albero, la “nota” di uno strumento, il “profilo” di un volto, “l’ombra” di una scala, la “luce” di un uscio.
Pippo Pappalardo

VERNISSAGE:
Venerdì 22 Marzo 2019 19.00
OPEN:
22 Marzo | 6 Aprile 2019

LUN-VEN
17.00-19.00

SAB-DOM
11.00-13.00
17.00-19.00

SPAZIO 2LAB
Piazza Duca di Genova, 23 Catania
 
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#10349
PipPap (Utente)
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Sesso: Maschio Ubicazione: catania Compleanno: 1952-11-11
Re:DENTRO e ATTRAVERSO di Francesco Pennisi 1 Mese fa Karma: 8  
MI permetto di pubblicare il mio commento-prefazione alla mostra dell'amico Francesco Pennisi (troverete il catalogo al vernissage)

Sul limitare…….

di Pippo Pappalardo


Da sempre lo sguardo dell’uomo si fa dimora del mondo e della sua esistenza.
Il desiderio di conoscere e capire non si ferma all’apprendimento di ciò che rivelano i sensi, ma va oltre, cercando non soltanto ciò che c’è ma ciò che, in esso, ogni uomo vi può vedere, magari andando oltre il documento, oltre la testimonianza; cercando una più consapevole valutazione del mondo.

La fotografia, dal momento “in cui si è inventata”, si è posta in questa direzione: il reale rappresentato restituisce la sua radice emotiva ricapitolando i momenti della sua creazione.
Ritornando sui suoi passi (e quindi dalla rappresentazione all’espressione risalendo all’emozione provocata da un’impressione), linee e colori, ombre e luci, presenze e assenze si giustificano, rivelando il loro senso, nel sentimento nuovo della comunione e dell’appartenenza reciproca.
Cosicché nell’apparente solipsismo del gesto fotografico si manifesta il medium adeguato per “scegliere” l’istante privilegiato e decisivo, per raccogliere il “verso” di un albero, la “nota” di uno strumento, il “profilo” di un volto, “l’ombra” di una scala, la “luce” di un uscio.
La contemplazione automatica e meccanica attraverso la lente non ci inganni: c’è stata sempre tanta magia in quella visione, tanto dialogo con le cose che ci sono appartenute perché avevano una loro storia, una loro causa; compagne di avventura e di poesia che abbiamo riconosciute come persone perchè soggetti che risuonavano (per-sonantes).

Il mondo, se fotografato, ci appare, allora, pieno di “oggetti ritrovati”, di accadimenti non premeditati (Susan Sontag).
Ricordiamo, però, che la fotografia è costruita sul tempo, quello dell’attesa come quello della durata. Non il tempo del prima e del poi, e, per quanto abusato, neanche quello dell’istante e dell’eternità, ma quel tempo che non è un “cosa” (un ob-iectum davanti allo strumento fotografico), ma è un “chi” nel quale ineluttabilmente ci riconosciamo.
Il poeta Borges, in suo racconto, ci parla di un collezionista d’immagini tutte diverse tra loro che riviste poi, tutte insieme e sul finire del mondo, gli svelano le fattezze del suo volto.

Il gesto di Francesco sta esattamente sul limen, sulla soglia, sulla porta di quest’esperienza. Come il primo colpo di pennello o l’incipit di un’equazione cui, già, chiediamo la ragione e la natura della sua presenza e, quindi, la volontà di accompagnarci in questa emozionante passeggiata. Come nell’accordo musicale che si è rivelato pronto ad accogliere il melos, cui confidiamo che occorreranno anche il tempo e il ritmo, penetriamo così nella visione e con G. Chiaramonte, poeta e fotografo, ricordiamo che “Dove il pensiero / s’interrompe in frantumi / inizia l’altro” (“e l’altrove”, aggiunge Francesco).



"Oh sensi miei". (D.M.Turoldo)

di Pippo Pappalardo



Se siete giunti fin qui, allora vuol dire che la storia del “vostro” sguardo è ancora presente nella vostra mente e, soprattutto, nella vostra esperienza, quell’esperienza costruita tra il corpo e il pensiero.
Vuol dire che il neonato che eravate non ha dimenticato come ha imparato a “mettere a fuoco” la visione dei suoi primi giorni e si ricorda ancora come i suoi occhi hanno compreso l’esistenza dello spazio nel quale ravvisare le forme e i colori.
Guardare queste immagini di Francesco, pertanto, vi ha inevitabilmente rimemorato esperienze acquisite; e rivederle vi ha reso, forse, più consapevoli di ciò che noi siamo.

Eppure stiamo tutti sul limitare.

Abbiamo, effettivamente, visto bianchi e neri, luci e ombre, volumi e superfici, presenze inquiete e altre rassicuranti, e poi, memorie, riconoscimenti, agnizioni: quante cose abbiamo visto!
Perché solo alcune sono state selezionate, tra tantissime, per essere offerte alla comune visione, alla sperata condivisione?

Perché oltre l’immagine, oltre la forma elegante e raffinata, oltre la figura, i nostri sensi –quelli che chiamiamo ancora emozioni o impressioni – hanno raccolto flussi di senso e di significazione che potremmo banalmente chiamare poesia, nubi di fantasia o terapeutiche pile d’informazione.
I nostri sensi hanno, però, squarciato il velo di Maya creando una breccia nel muro apparente dell’incomunicabilità.

E “sul limitare dello sguardo”, la realtà ha corrisposto all’occhio che interrogava ed ha suggerito nuove visioni oltre l’evidenza della raffigurazione.
Ha riconosciuto la bellezza del manufatto e la sua sonora voluttà; ha ricordato la dolcezza del riposo e l’attesa dell’anima; ha riconosciuto -come metafore, come allegorie-, le effimere superfici degli alberi o le distanze di un semplice gradino; ha riletto, persino, i motivi dell’ombra come fossero note sul pentagramma.

Oltre l’immagine, allora, tentiamo anche noi di leggere il volto del Nostro Amico che, sul limitare della visione, ci avverte del limen, della linea di confine di quanto percepito, consapevole che la grotta di Platone, stavolta, non gli sta restituendo solo ombre ma segni nuovi.
 
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Ultima Modifica: 2019/03/20 10:40 Da PipPap.
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