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Re:ELena Givone: martedì light (1 in linea) (1) Visitatore
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Discussione: Re:ELena Givone: martedì light
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ELena Givone: martedì light 2 Settimane, 1 Giorno fa Karma: 9  
Martedì Light

con Elena Givone

Serata dedicata alla conoscenza di Elena Givone, giovane fotografa professionista, torinese, dal sottoscritto conosciuta ed apprezzata, nei tanti anni di militanza in quel di Corigliano Calabro, e quindi, nei giorni in cui l’ottimo Gaetano Giansi fa nascere e lievitare, da Sud, le attese e le aspirazioni che si concentrano attorno alla vicenda fotografica nazionale.
Quando la conobbi, restai colpito dal suo delizioso cappellino, simmetricamente colorato sulla tinta delle sue labbra; a spiazzarmi definitivamente fu, però, la sagoma di cartone che portava al collo e che disegnava una potente apparecchiatura fotografica sotto la quale altra se ne celava meno ingombrante e più discreta: insomma un biglietto di presentazione intriso di simpatia e di benevolenza. Gli amici, nel presentarmela, si dichiararono tutti innamorati di lei ed alla fine della giornata lo ero anch’io.
Era accaduto, infatti, che orecchiando i suoi seminari e seguendo le sue letture di portfolio, mi rendessi conto di un approccio alla fenomenologia ed all’esperienza fotografica assolutamente leggero, che pretendeva la scomparsa di ogni pesantezza d’animo e cercasse nello sguardo incontrato soprattutto la ragione di quello stare insieme.
E, coerentemente, una fotografia, la sua, che sottraeva e non aggiungeva; che lasciava alla denotazione tutta la ricchezza della realtà intravista senza connotare se non con delicatissimi pudori e silenziosi accenni.
Insomma incontrarla in questo tipo di manifestazioni, e rivederla al lavoro al nostro Med Photo, è stato sempre un conforto: con lei si poteva fare rappresentazione fotografica, analisi, introspezione, anche la più intima e rimanere in ragionevole, sorridente, equilibrio tra narrazione e ascolto, tra sogno e realtà, tra sorpresa e constatazione.
Quando vidi i suoi reportage, compresi che quell’intuizione era giusta: infatti, ancorché in contesti difficili, i protagonisti dei suoi racconti visivi erano dentro la sua benevolenza, le sue aspirazioni, dentro la visione del suo sogno; anzi, da quello li prelevava per collocarli in una nuova, possibile realtà. Olaf Erwin vi rammenta qualcosa?

Il leit motiv della serata sarà la leggerezza? Magnifico.
La pesantezza di questo “strano tempo” forse sarà sconfitta dal suo contrario? E perché no.
Una “lezione americana” come quella di Calvino? Certo, ascoltiamola.
Magari ci ricorderà che bisogna essere uccelli e non piume perchè bisogna volare e non cadere.

E vorrei, ancora, parlare dei volti da lei ritratti, e quindi di Olaf Erwin, fotografo olandese, e di Erasmo da Rotterdam, altro olandese, e del suo “elogio della follia”; insomma desidererei che ci raccontasse dell’Olanda, sua seconda casa (la ns. fotografa ha brillantemente perfezionato il suo talento all’Accademia d’Arte e Grafica di Amsterdam), e magari, grazie alla sua “leggerezza”, scoprire che l’Olanda è diventato un “Paese Alto”. Vorrei, vorrei......

I nostri Martedì, invero, sono davvero light: comunque, Elena, sei la benvenuta.
 
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Ultima Modifica: 2020/06/26 17:53 Da PipPap.
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Re:ELena Givone: martedì light 1 Settimana, 6 Giorni fa Karma: 9  
La porta.

(a proposito di Elena Givone)


Voglio aprire questa nota proponendovi la fotografia di una grandissima fotografa scomparsa tanto tempo fa, Imogene Cunningham.
È il ritratto acefalo di una giovane donna il cui corpo va “informandosi” sul nuovo evento che l’attende. Tutto vi appare caricaturale: i capezzoli sembrano turaccioli, ventose, quasi dei mozziconi di sigaretta, l'ombelico si è dissolto,la “linea nigra” appre come un meridiano su un mappamondo; perfino un naturalissimo vello pubico appare eccessivo.
Non c’è il volto. Risolutamente la fotografa lo sottrae alla sua rappresentazione ed alla nostra fantasia rimandandoci sommessamente ad un elemento architettonico che diventa l’architrave di tutta l’immagine e cioè una semplice, umile, dignitosissima “porta”.
Una porta che, per l’accostamento, si riempie di nuovi significati, di simboli, di allegorie, di messaggi ma che, alla fine di tutto, rimane pur sempre una porta, una semplice, utile, strumentale porta la cui presenza da significato all’immagine e l’accompagna nella nostra comprensione e condivisione.

Così nelle immagini formulate da Elena Givone, e raccolte per noi, nlle sue peregrinazioni intorno al mondo. Intuite, prima ancora che raccolte, dalla sua sensibilità; e organizzate dal suo occhio in un ordine dove la visione della vicenda reale (un carcere minorile, una favela, un ospedale) mantiene attivo il lato più umano e, quindi, la salvezza del bisogno di guardarsi negli occhi.

Ma anche guardarsi negli occhi può apparire talvolta sconfortante.
Allora la nostra fotografa, accorgendosi che l’impatto emotivo può distruggere l’esperienza buona dell’incontro, traspone quest’ultima nella dimensione del gioco, del “to play” e all’improvviso ogni suo fotogramma è lo incipit di un’affabulazione senza parole dove il nostro essere infans (non parlanti) si trasforma in sogno, forse in irrealtà, in nuova dimensione, di certo in un’immagine “nuova”.

Se questo è il climax dell’operazione fotografica, le “cose” che si accompagnano ai protagonisti delle impressioni visive si rivelano strumentali quanto opportune simbologie, allegorie, strutture retoriche che fanno parte dell’immaginario più personale della fotografa ma che lei mette volentieri in gioco per raggiungere una comunione. Sono appunto cose con una loro causa e non meri oggetti catturati dall’obiettivo.
Di cosa parlo? Di piccole cose: una matrioska, un pastello, un gufetto portafortuna, e poi, più forti, una lampada fiabesca, un tappeto, leggero leggero, con i quali interagire, sognare, diventare altro.
E noi siamo con Lei in questa leggera didattica dialettica, intrisa di sogni e di agnizioni, consapevoli ormai che le migliaia di nodi di quei tappeti non basteranno a soffocare il rinvenimento di un sorriso.
E a quel genio o a quella bimba racchiusa nella lampada o nel ventre chiederemo, sempre, di rispondere al nostro sguardo.
 
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Ultima Modifica: 2020/06/26 11:16 Da PipPap.
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