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L'Aspromonte di Pannucci (1 in linea) (1) Visitatore
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Discussione: L'Aspromonte di Pannucci
#10471
flicandro (Admin)
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graphgraph
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Francesco Licandro Photo Gallery Compleanno: 1976-02-16
L'Aspromonte di Pannucci 1 Mese fa Karma: 0  
Interessante e ricca di spunti di riflessione la serata ieri in Acaf. Attraverso le immagini e i video di Stefano Pannucci e la narrazione di Santino Mirabella abbiamo ripercorso le tappe fisiche e mentali del “Viaggio nel cuore dell'Aspromonte”. La loro avventura “struggente, pacifica e solitaria”, è diventata per ciascuno di noi il viaggio di scoperta o riscoperta di un territorio, difficile ed affascinante, che ci ha permesso di cogliere l'anima delle sue montagne, delle particolari formazioni rocciose, delle fiumane, dei borghi abbandonati.
Le foto di Stefano intrigano perchè rivelano una commistione di scientifico e poetico, geologia e sentimenti senza assecondare necessariamente l'estetica del paesaggio ma facendoci sentire la solitudine e le emozioni che si provano in luoghi impervi per natura e, ancora in parte, per cultura.
E poi provare l'emozione di salire di quota, andare oltre la vetta più alta là dove le percezioni e le emozioni si amplificano... Stefano lo fa attraverso sapienti ed accattivanti riprese video col drone, permettendoci di realizzare un sogno che è dentro molti di noi: godere della vista del territorio come fossimo uccelli in volo.
Infine, mi sembra interessante riportare alcune considerazioni tratte dall'intervento di Paolo Bozzaro, psicologo. Sintetizzo il suo pensiero: “Stefano e Santino, autori del libro, sono stati immersi dentro i luoghi coi cinque sensi. Il viaggio di chi non è mai stato in Aspromonte, è di chi può solo ammirare le immagini e cogliere le risonanze attraverso la narrazione, in una particolare posizione di quasi assoluta deprivazione sensoriale. Ma attenzione! Questa restrizione di campo di esperienza al focus attentivo dello sguardo o alla lettura – che non corrisponde con la condizione di chi immerso nel paesaggio 'sceglie e costruisce la visione' cercando una perfetta sintesi sensoriale- permette comunque di riprodurre le emozioni originarie a condizione che si stabilisca una relazione di assoluta empatia con l'immagine. Empatia favorita dal fatto che queste immagini sono state realizzate senza alcun filtro tecnico o estetico che ne tradisse la cruda realtà. Stefano non ha cercato “la bella foto”... questi paesaggi, infatti, non si prestano a visioni estetiche rassicuranti o consolatorie o sentimentali: troppi squarci nel terreno e sentieri scoscesi, troppo ripidi e storti torrenti e fiumane, uomini e animali espulsi dall'asprezza del territorio, sembra un paesaggio attraversato da una furia espressionista, refrattario a qualunque ipotesi di raccordi armonici o di corrispondenze cromatiche. Stefano ci da una lezione di rispetto del territorio perchè non usa le categorie dell'esteta ma, da geologo, quelle della conoscenza. E la conoscenza ricerca con passione e metodo ciò che è vero e ciò che è falso, operazione per la quale è richiesto al fotografo un atteggiamento etico più che estetico.Solo quando lo sguardo cambia di focale e la visione si allarga includendo l'azzurro del cielo o del mare, la sofferenza del paesaggio sembra trovare una dimensione di sollievo e l'asprezza viene mitigata.”
Si aprono interessanti spunti di riflessione per la lettura di foto e paesaggi.

SILVANA LICCIARDELLO
 
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