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"Ten minutes" del 31/10/2017 (1 in linea) (1) Visitatore
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Discussione: "Ten minutes" del 31/10/2017
#10066
1Ele (Utente)
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graphgraph
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"Ten minutes" del 31/10/2017 2 Settimane, 3 Giorni fa Karma: 0  
IL VIAGGIO E IL TEMPO

Nell’acqua dei suoi canali per rimirarsi e farsi ammirare, si specchia la Venezia di Francesco; l’anima del Viaggio appare già in quelle immagini riflesse, che per movimento d’acqua appaiono tanto reali e ammalianti quanto inafferrabili e impermanenti, pronte ad essere già altro e altrove.
Da Venezia in altro tempo, si mosse Marco Polo per quella Via della seta a cui appartengono le città che appaiono nei fotogrammi di Josè. Facile allora il tentativo di immaginare con quali parole, gesti e oggetti, Polo abbia voluto e potuto raccontare al Kublai Kan di quelle città del suo impero; più attraente però è l’idea di quel “vuoto non riempito di parole” che accompagnava i suoi racconti “che ci si poteva girare in mezzo col pensiero [...]”.
Racconto di viaggiatori è ancora quello di Vito, con le vicende di nuvole e astri intorno ad
un’ Etna spettatrice*, raccontate creando ad arte un “tempo” che condensa in pochi minuti e in un apparente unico respiro, gli accadimenti di un intero giorno; così accade ai narratori delle proprie o delle altrui vicende o di ciò che di esse decidiamo di trattenere.
Nelle immagini namibiane di Tiziana invece, il Tempo si fonde con il Viaggio andando a ritroso e rallentando per forza di radici che vogliono rimanere ben piantate alla loro terra. Per suggellare questo legame con la Madre e nutrice, i capelli delle ramate donne con cresta caprina, si trasformano in radici impastate della stessa terra e di ciò che la terra non rifiuta; verso la Terra vanno quei capelli radice, in una relazione senza inizio né fine, allargata solo da quelle mani di bambini strette tra loro, che si aggiungono al gioco dell’Esistere. E' così che il Tempo diviene la Terra, il Viaggio il loro sguardo e quando questo si abbassa torna quel “vuoto non riempito di parole […] che ci si poteva girare in mezzo col pensiero, perdercisi, fermarsi a prendere il fresco, o scappare via di corsa”.

* Da catanese, mi piace parlare dell’Etna come “a Muntagna”, al femminile, conservando così la tradizione etnea e i miti e le leggende che questo vulcano racchiude.
 
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