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Il corsetto Mainbocher (1 in linea) (1) Visitatore
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Discussione: Il corsetto Mainbocher
#10055
PipPap (Utente)
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Sesso: Maschio Ubicazione: catania Compleanno: 1952-11-11
Il corsetto Mainbocher 1 Mese, 1 Settimana fa Karma: 7  
Serata gialla

Ci eravamo lasciati con l’analisi collettivamente condotta sul celebre nudo di Weston.
In quella serata avevamo ripreso il concetto di “indice” che ogni fotografia-segno possiede, e, scandagliando nella progettazione di quell’immagine e penetrandone la sua composizione, eravamo divenuti consapevoli che quel nudo, per come era stato fotografato, provava che il fotografo era lì presente alla scena (cosa di cui, con le moderne fotografie digitali, non sempre possiamo essere sicuri).

In questa circostanza, invece, affronteremo il peculiare rapporto “immaginato- immaginario” che la proposta iconica di un nudo spesso comporta.
Lo faremo prendendo le mosse da una celeberrima fotografia scattata dal fotografo Horst, nel 1939,quando già sapeva che questo suo lavoro fotografico sarebbe stato il suo ultimo risultato in Europa atteso che, dopo qualche giorno, sarebbe fuggito in America lasciando la Germania e la Francia per le minacciate persecuzioni razziali.
L’immagine, nata e voluta all’interno di una commissione pubblicitaria del mondo della moda, fin dalle sue prime apparizioni si emancipa da quel contesto e si propone come un’emblematica espressione fotografica di eleganza, fascino e sensualità.
L’autore non cerca e non rincorre la presunta modernità del cd.”spogliato”, non vuole definire il nuovo volto del corpo che ogni donna dovrebbe/vorrebbe avere; addirittura celebra (è questo il dato letterale della fotografia) un accessorio della biancheria femminile che, da lì a qualche anno, diventerà obsoleto, un corsetto che, oggi, in altre forme e con diverso materiale confezionato, chiamiamo “body” o con altre espressioni ammiccanti.
Cercheremo, allora, di intuire il suo pensiero ed analizzarne la composizione; penetrare, ancora, nel mondo e nella testa della gente che guardava a quest’ immagine, ponderarne il valore estetico e, soprattutto, verificarne l’impatto emotivo.

Quali saranno i nostri strumenti’?
Il cervello?
Più giù!
Gli occhi?
Più giù!
Il cuore?
Più giù!
?

Via, non esiste solo questa vecchia filastrocca per scardinare il mistero dell’immagine.
Vi propongo il “quadrato dell’interpretazione” formulato da un signore del 1200, un monaco, Nicolas de Lyra, che ci suggerisce una metodologia che in ogni facoltà americana sanno a memoria e che solo dalle nostre parti si è dimenticata:

LITTERA GESTA DOCET
QUID CREDAS ALLEGORIA
MORALIS QUID AGAS
QUO TENDAS ANAGOGIA

Un monaco accanto ad un nudo?
Qualcuno penserà ad una pazzia. E invece no, tutto torna: eccome se torna.
(Pippo Pappalardo)
 
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Ultima Modifica: 2017/10/10 09:25 Da PipPap.
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