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Re:Città nascosta (1 in linea) (1) Visitatore
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Discussione: Re:Città nascosta
#10400
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Re:Città nascosta 3 Mesi, 2 Settimane fa Karma: 9  
Ma guarda dove si era nascosta?
L'avevo sotto gli occhi e non riuscivo a vederla.

Come nel racconto di E.A.Poe, "la lettera nascosta", la lettera, proprio perché stava al suo posto, non era percepita dagli occhi che la cercavano.

Ma, poi, a pensarci, perché nasconderla? Forse, perché l'abbiamo abbandonata? Forse, perché non ci serve più? Forse ce ne vergogniamo? Forse vogliamo dimenticarla?
Ma chi l'ha nascosta? Gli altri? oppure siamo noi che non la vogliamo vedere?
Domande che mi pongo e vi pongo; magari non meditate, non bene espresse (ne convengo) ma che, a mio avviso ci spingono a verificare la natura, le ragioni, di quel "nascondimento".
Marcel Proust, lungo le pagine del suo "alla ricerca del tempo perduto", affida alla memoria la capacità di svelare quanto il tempo ha nascosto; in questa sua impresa, la scoperta, lo stupore, la sorpresa. il ricordo (che significa "riportare al cuore" sono gli aspetti più evidenti della rivelazione, ovvero della fine del nascondimento. Dovremmo vivere qualcosa di simile.

Una mia amica, recentemente, pensando per immagini intorno alla natura del riflesso, ne ha tratteggiato i confini tra l'apparenza e la rivelazione; e recuperando, successivamente, l'etimo del termine "riflesso", ne ha agganciato il vero significato che rimanda ad "intreccio".

Muovo, allora, dalla sua esperienza per suggerirvi una metodologia di indagine visiva, un'ermeneutica dello sguardo, qualcosa, insomma, che vi conduca a privilegiare, nella ricerca della vostra personale "città nascosta", la riflessione piuttosto che la visione diretta, la manifestazione assorbita lentamente piuttosto che l'evidenza visiva.
Per mia modesta esperienza, questo, spesso, accade quando "buttiamo lo sguardo là dove non lo posa nessuno", e, proprio per questo, annotiamo con sorpresa qualcosa che non pensavamo ivi nascosto; accade pure allorquando l'esperienza della riflessione (chiamiamola pure "l'intelligenza dallo sguardo obliquo" l'abbiamo sperimentata in qualche circostanza - nella contemplazione, nell'innamoramento, nella sperimentazione di qualche teorema - e avendola sperimentata, la ritroviamo con noi, dentro di noi e, pertanto, sappiamo riconoscerla.

Penso che saranno queste semplici impressioni capaci, però, di suscitare dell'emozioni, a spingerci ad esprimere la parte nascosta (se esiste) della "nostra" città, e a darne una rappresentazione condivisibile.
 
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Ultima Modifica: 2019/07/13 11:00 Da PipPap.
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#10401
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Ho scoperto (ma lo sapevo già) che altre città sono nascoste nella città: le città dei malati, dei nosocomi. degli ospedali. Quelle degli anziani e dei dementi. Quelle dei carcerati e dei corrigendi. Quelle dei profughi. Quelle degli indigenti, degli affamati, dei senzatetto. Quelle dei nomadi e degli zingari.
Quelle delle prostitute e quelle della pietà.
Città nascoste tra espressioni anglosassoni e bon ton; nascoste nell'allontanamento borghese e nell'ipocrita ignoranza.

Se cercate queste città rivolgetevi, rivedetevi, Mario Valenti che l'ha raffigurata con intelligenza e pietà.
 
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Ultima Modifica: 2019/07/23 09:38 Da PipPap.
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#10402
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Re:Città nascosta 3 Mesi, 2 Settimane fa Karma: 9  
Vi ricordate di Roberto Tudisco?

Guardando le sue immagini, io gli chiedevo dove fosse Catania.
Lui mi sorrideva, io guardavo meglio, e trovavo Catania, la mia e la sua.
 
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#10404
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Re:Città nascosta 3 Mesi, 2 Settimane fa Karma: 9  
Incontro una gentile amica che mi confessa di star seguendo queste mie riflessioni sul nascondimento della città e della sua scoperta.
La incoraggio a intervenire nel dibattito.
"In fondo - le dico - ogni qualvolta fotografiamo la città, la sveliamo a noi stessi".
In effetti siamo da tempo consapevoli che lo strumento fotografico, il suo sguardo, vede e raccoglie molto di più di quanto percepisce il nostro occhio.
Siamo altrettanto consapevoli che quel briciolo o quel tanto di poesia che intendiamo rivelare nella nostra rappresentazione fotografica in essa fotografia si risolve poichè altro non appare che il nostro connotare la realtà rappresentata.
Comunque la mettiamo, sia ragionando secondo la poetica di Robert Frank, sia lavorando secondo la poetica di G. Berengo Gardin, la rappresentazione finale sarà una sorpresa perchè rivelerà un'immagine "latente" della città ovvero quella che la macchina ha saputo vedere meglio di noi e quella che ha raccolto la nostra connotazione: connotazione che, finalmente, nella rappresentazione ultima, si coniuga con la nostra visione personalizzandola in maniera originale.
"Quindi, cara amica, fotografa i tuoi angoli di città, fiduciosa delle risorse del tuo strumento e ancor più dei risultati espressivi del tuo avvenuto coinvolgimento personale"
 
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Ultima Modifica: 2019/07/03 17:39 Da PipPap.
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#10405
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Re:Città nascosta 3 Mesi, 2 Settimane fa Karma: 9  
La mia amica mi ha posto una riflessione difficile che provo a racchiudere in una domanda: "Essite allora una poesia fotografica?"

Certo che esiste!
"Per poesia non intendo quell'arte particolare che consiste nello scrivere in versi, bensì un processo più generale e più primitivo: l'interconnessione tra l'essere intimo delle cose e l'essere intimo di un uomo e di una donna. In questo senso la poesia è la vita segreta di ogni arte", anche della semplice visione fotografica della nostra scuola di infanzia se, vedendola, il nostro io interiore è diventato un io manifestato, espresso.


Voi non ci crederete ma la mia amica, oggi, mi ha inviato l'immagine fotografica della sua scuola di infanzia, così come la vede oggi, con la memoria di un'adulta e con i ricordi di una bambina: il tempo ha cambiato tutto anche ciò che gli anni avevano nascosto ma che oggi, fotograficamente, si rivelano perchè ha capito che il "tempo era lei"; come pure il nascondimento, la sorpresa, la stupore, erano "lei".

N.B. Non mi è stata concessa libertà di pubblicazione; magari più avanti.
 
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Ultima Modifica: 2019/07/13 11:06 Da PipPap.
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#10406
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Re:Città nascosta 3 Mesi, 2 Settimane fa Karma: 9  
Avevo dieci anni e feci in tempo per vedere la "Torre Alessi".
Si, Catania aveva un suo Belvedere artificiale, visibile da ogni angolo cittadino, un'ardita costruzione progettata dall'architetto del Teatro Massimo, Carlo Sada, realizzata in uno stile eclettico, che colpì le fantasie e le ambizioni dei catanesi. Strutturalmente si configurava come una costruzione per una riserva d'acqua ma, sopra il recipiente, un terrazzo fiorito, vi accoglieva un invidiato salotto. Colpivano la sua altezza e la struttura delle sue scale avvolgenti e circolari.
Vitaliano Brancati la ricorda nel suo romanzo "Gli anni perduti".
Era situata nello spazio oggi delimitato da Via Ciccaglione e via Salvatore Paola.
Venne abbattuta nel 1962 per ragioni di speculazione edilizia, nonostante la sua bellezza e l'importanza del suo autore, con tanto di autorizzazione sovrantendizia.
Esistono altri episodi? Cosa è rimasto delle ville aristocratiche e dell'alta borghesia costruite lungo l'asse dei viali?
Che ne è della casa di Angelo Musco? quella di nascita e quella di residenza?
 
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Ultima Modifica: 2019/07/30 12:01 Da PipPap.
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