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Re:6°conc.intern.sui diritti dell'uomo (1 in linea) (1) Visitatore
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Discussione: Re:6°conc.intern.sui diritti dell'uomo
#10188
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6°conc.intern.sui diritti dell'uomo 3 Mesi, 4 Settimane fa Karma: 30  
Dei diritti umani oggi se ne parla diffusamente.
Tutti si proclamano fautori ma questo non vuol dire che tutti intendano la stessa cosa.
La Dichiarazione universale dei diritti umani venne approvata a Parigi dall’Assemblea
Generale dell’ONU, con l’astensione dei Paesi legati all’Unione Sovietica, dell’Arabia
Saudita e del Sudafrica, il 10 dicembre 1948.
Quest’anno è il 70° anniversario della dichiarazione.
La cultura e l’attuazione dei diritti umani è un campo attraversato da tensioni e
contraddizioni profonde che ne fanno uno degli argomenti di maggiore vivacità dialettica
del nostro tempo.
Allo scopo di offrire una “visualizzazione” sullo stato di attuazione della Dichiarazione i soci
ACAF hanno proposto e lanciato, nel 2007, la prima edizione del: “Concorso
Internazionale on-line sui “Diritti…”
La folta partecipazione di fotografi da tutto il mondo ci emozionò e fatto constatare quanto
ancora doveva essere fatto per una sufficiente attuazione della Dichiarazione.
Questo volume raccoglie le Opere premiate nelle sei edizioni sin qui proposte, di cui le
ultime tre hanno ottenuto il patrocinio del Senato della Repubblica.
Intendiamo lasciare una traccia di questo percorso, una a testimonianza, nel caso se ne
avvisasse la necessità, di verificare.
I fotografi dei vari continenti sono pronti a proporre “documenti” di diritti negati ed attuati.
L’ACAF, orgogliosa, pronta e disponibile ad offrire un piccolo palcoscenico che, ancora
una volta, propone la fotografia strumento di denuncia.
Salvo Canuti
Presidente ACAF
 
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#10189
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Re:6°conc.intern.sui diritti dell'uomo 3 Mesi, 4 Settimane fa Karma: 30  
La nota dell'On. Salvo Fleres
I diritti umani
Ciascuno di noi, uomo o donna che sia, di qualunque colore abbia la pelle, qualunque sia
la sua religione, a qualunque cultura sia stato educato, qualunque sia la lingua che parli,
qualunque sia la sua situazione economica o di salute fisica e mentale in cui si trovi, solo
in quanto è una persona umana, è portatore di una serie di diritti.
Si tratta di diritti perché essi permettono di vivere in una comunità, di essere qualcuno, di
fare o di avere qualcosa, nel rispetto di se stessi e degli altri, in regime di assoluta
reciprocità.
Affermare che qualcuno ha dei diritti vuol dire che egli ha delle aspettative, che siano
giustificate da una precisa regola o da accordi precedenti, di cui altri tengano conto, nel
momento in cui sorga la necessità della loro applicazione.
Il titolare di uno o più diritti può essere un individuo, una collettività, un popolo, una
minoranza, una comunità, un'associazione.
Una più moderna interpretazione di questo concetto porta al riconoscimento di diritti anche
nei confronti di soggetti non umani (diritti degli animali o della natura) o non esistenti (le
generazioni future), come sta già accadendo grazie alla spinta di molti organismi di
rappresentanza di interessi diffusi.
Più difficile, ed ancora non risolto, è il tema dei diritti di soggetti non capaci di esprimere
una volontà (malati terminali o in coma). Tuttavia, anche in questo caso, nella società e nel
mondo scientifico è in corso un ampio dibattito, che dovrebbe approdare alla elaborazione
di precise indicazioni.
Per il fatto che la tipologia di diritti umani assume caratteristiche così ampie, come
accadde nell'antica Roma, essi possono essere definiti Diritti Naturali, cioè diritti che
nascono insieme all'uomo e ne costituiscono la sua natura, in qualsiasi condizione ed
ovunque egli si trovi. Come vedremo, però, questo concetto non significa affatto che
l'uomo segue soltanto le regole della natura.
I diritti, quindi, esistono sia per consentire a ciascuno di svolgere una qualsiasi attività, sia
per proteggerlo da persone o da situazioni che potrebbero danneggiarlo o che potrebbero
fargli del male, com'è documentato da molte immagini di questo libro.
I diritti, però, esistono anche per fare in modo che ogni persona, senza alcuna distinzione
di sesso, razza, religione, lingua, cultura, stato sociale ed economico, ecc. possa andare
d'accordo con le altre e vivere in pace e nel rispetto reciproco, cioè rispettando gli altri
individui, ottenendo da questi altrettanto rispetto, senza fare alcun ricorso alla forza o alla
violenza.
Quelli che, oggi, vengono chiamati Diritti Universali della Persona Umana, e che sono
riconosciuti e difesi dall'Organizzazione delle Nazioni Unite (O.N.U.), di cui fanno parte
oltre 190 Paesi, sono 30 e sono stati approvati a Parigi, nel 1948, poco dopo la fine della
seconda guerra mondiale, proprio per contribuire ad evitare che una tale catastrofe
potesse, allora, o possa, purtroppo ancora oggi, facilmente ripetersi.
Scopo principale dei Diritti Umani è, infatti, quello di facilitare la convivenza pacifica tra le
diverse persone ed i diversi popoli della Terra, garantendo la pace, la solidarietà e lo
sviluppo economico e sociale di tutti, ovunque si trovino, qualunque sia la loro condizione.
Prendendo spunto dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, sono state
elaborate numerose altre "carte" riguardanti soggetti meritevoli di particolare protezione.
Tra queste, la più importante è certamente la Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo,

approvata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre del 1959, ma ve ne
sono anche altre ed altre ancora sono in fase di elaborazione.
Affermare i propri diritti, oggi, è abbastanza semplice: ci sono i tribunali, gli organismi
internazionali, le commissioni, gli apparati dello Stato, ecc. Un tempo, però, non era così
facile come si potrebbe pensare.
Nelle epoche più antiche, infatti, gli individui avevano diritti soltanto se facevano parte di
un gruppo, di una famiglia, di una classe sociale che glieli assicurava e che permetteva
loro di usufruirne, cioè che permetteva a costoro non solo di esserne portatori, ma anche
destinatari, nel rispetto del principio della reciprocità.
Quindi, il percorso che ci ha condotti all'attuale definizione della Dichiarazione Universale
dei Diritti Umani non è stato né breve, né facile ma, al contrario, è stato, molto difficile e
molto lungo, perché chi deteneva il potere, servendosi spesso della violenza, non voleva
rinunziare ai propri privilegi, anche se questi limitavano, talvolta anche di molto, i diritti
degli altri.
Dire che qualcuno ha un diritto, come da anni fa l'ACAF con le sue importanti iniziative
divulgative, significa che costui ha delle aspettative, riconosciute dagli altri, giustificate da
una regola o da un accordo precedente.
Essere titolare di diritti, però, vuol dire pure che a ciascun diritto corrispondono dei precisi
doveri, verso tutti coloro che riconoscono i diritti, in regime di piena e assoluta reciprocità.
Sembra un concetto ovvio ma non sempre lo è. Per questa ragione è bene che non si
dimentichi mai!
On. Salvo Fleres - Già presidente dell'Intergruppo per i diritti umani dell'ARS e
componente della Commissione per i Diritti umani del Senato della Repubblica.
 
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Re:6°conc.intern.sui diritti dell'uomo 3 Mesi, 4 Settimane fa Karma: 30  
La nota di Pippo Pappalardo:

Una felice casualità...
Una felice casualità mi ha portato ad essere presente in tutte le Giurie che sono state
convocate per il Premio ACAF “I diritti dell’uomo”.
Dalla sua prima edizione, dalla quarta patrocinata dal Senato della Repubblica, fino
all’odierna, ho avuto il piacere e l’onore di seguire l’organizzazione di questo concorso
fotografico, di apprezzarne le motivazioni, di ammirarne le passioni espresse, di invidiarne
(proprio così) le ambizioni sottese.
La felice circostanza mi ha permesso, inoltre, di incontrare fotografi, fotoamatori, critici,
giornalisti, e convincermi sempre più della bontà dell’iniziativa e della sua necessità.
Questa constatazione si palesava con evidenza allorquando la ricezione delle immagini,
provenienti da tutto il mondo, la loro analisi e lo studio della loro particolare confezione
(sempre rispettosa delle istanze riposte nell’iniziativa) faceva scaturire un incontro, un
confronto, un dibattito, talvolta anche una polemica, che, però, convergeva sull’evidente
consapevolezza che andavamo acquistando ovvero la necessità di documentare,
testimoniare, denunciare l’affermazione di un diritto o la sua violazione.
Guardando retrospettivamente all’esperienza passata la prima immagine che mi viene in
mente, è la quantità di “dati” pervenuti, e quindi da conservare, classificare, ordinare ma
anche da cestinare (la madre dei cretini è sempre incinta), scartare (perché gratuite
esibizioni di orrori), censurare (perché privi di un minimo di decoro e di rispetto umano).
Ma, sempre retrospettivamente, ritorno alla confortante sensazione di vedere accomunate
immagini di professionisti, di amatori tout court e di principianti tutte desiderose di
dichiarare “ho visto”, “è vero”, “io c’ero”.

Invero siamo giunti alla soglia dei sessant’anni dalla solenne “dichiarazione universale dei
diritti umani” e ci rendiamo conto che già da quel primo giorno sapevamo che
l’affermazione e la tutela di questi diritti sarebbe stata un percorso difficile, tutto in salita,
con tanti agguati derivanti dagli equivoci, dalle ipocrite interpretazioni, dalle evidenti
contraddizioni.
Ma, proprio da quel primo giorno, eravamo assolutamente certi che la fotografia avrebbe
dato il suo contributo, nonostante fosse uno strumento relativamente nuovo ma di sicura
accessibilità presso chiunque.
E, infatti, giorno dopo giorno, il cittadino del pianeta ha invaso il mondo virtuale con
immagini straordinarie (per qualcuno troppe) che hanno scandito i giorni della storia e i
volti degli uomini e delle donne che l’hanno vissuta; ma troppa gente è rimasta indietro
poiché non aveva in mano, non sapeva utilizzare, non era capace di diffondere …… “una
fotografia”.
A distanza di cinque anni questa è la mia conclusione: l’affermazione e la tutela dei diritti.
Umani viaggiano con la tecnologia: se non vi sei dentro sei di nuovo fuori; e quindi
dobbiamo inventarci un nuovo articolo per i sessant’anni della nostra dichiarazione.

Mi si pone per questo intervento una domanda: cosa hai visto in questi anni?
Ho visto uomini e donne soffrire per non più soffrire: ho visto occhi guardare dentro
l’obiettivo fotografico cercando dentro la libertà, la sicurezza, la vita. Tante volte questa
ricerca aveva la forma di una pagnotta, di un vaccino, di un salvagente; troppo spesso,

purtroppo, quelle forme benedette si confrontavano col volto della disperazione, del lutto,
del dolore.
Ho visto la stupidità degli uomini e delle donne e ho visto pure la loro grandezza; e quando
le ho riconosciute con l’evidenza di una sincera fotografia, posta davanti ai miei occhi,
davanti al mio cuore, davanti alla mia mente, non ho guardato se l’immagine era sfocata,
tagliata male, sottoesposta.
Dentro di me ho recitato un “grazie” perché mi aveva aiutato a capire qualcosa di questi
diritti.

Non si possono fotografare le affermazioni di principio, le norme, la loro applicazione o il
loro doveroso rispetto.
Si possono fotografare le ragioni della loro necessità, della loro mancanza e, quindi, le
conseguenze della nostra assenza di cultura, di umanità.
E tanto più si possono fotografare se ogni uomo con il suo strumento, magari con il suo
smartphone, si fa custode di suo fratello.

Pippo Pappalardo (Critico fotografico e docente FIAF)
 
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e su you tube è possibile vedere l'audiovisivo con tutte le opere ammesse e le foto vincitrici:

 
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