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Re:Robert Frank (1 in linea) (1) Visitatore
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Discussione: Re:Robert Frank
#10441
PipPap (Utente)
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Robert Frank 3 Mesi fa Karma: 9  
Addio Frank


Non sono mai riuscito a staccare l’esperienza fotografica di Robert Frank dall’immagine reminiscente che ogni volta, incontrando la sua fotografia, mi riportava alla “beat generation”.
Ecco che allora la sua visione del mondo mi richiamava quella del suo amico Jack Kerouac, “on the road”, e quella di poeti come Lawrence Ferlinghetti, Gregory Corso, Allen Ginsberg, Norman Mailer e William Burroughs.
Artisti accomunati nell’equivoco termine di “Beat generation” (di cui s’impossesserà il mondo musicale), che succedeva, peraltro, a quello di “gioventù bruciata”, e che, in Italia, Fernanda Pivano, poetessa e studiosa di letteratura americana, ci aveva fatto conoscere e amare.
Frank, nato in Europa, con origini ebree, naturalizzato americano, si accosta a questa generazione con gli occhi del visionario apparentemente freddo, disincantato, quasi cinico, ma, in effetti, stupito, interessato, coinvolto; e seguendo il percorso di Strand e di Evans fa sua quella volontà concreta, realistica di raccogliere il particolare, strutturarlo geograficamente e storicamente, e proporlo in termini di asciutta poesia.
A soli trentaquattro anni, dopo un serio tirocinio col grande Brodhovich, esplode nel mondo della fotografia regalandoci la pubblicazione (assai controversa editorialmente) del libro “Gli americani”, frutto di un lunghissimo vagabondare per gli States alla scoperta di una nazione che sta diventando la sua, di gente e luoghi che occorre decifrare e comprendere, di un tempo che troppo velocemente scorre davanti ai suoi occhi.
La fotografia si rivela lo strumento più adeguato a svolgere questo compito e, prendendo le distanze dalle pur notevoli formulazioni estetiche de “la famiglia dell’uomo” e dalla grande “photographie humaniste” europea, senza sconvolgimenti radicali di linguaggio (almeno a mio parere) propone la rappresentazione fotografica del suo incontro con la realtà statunitense.
Il libro sarà, e resterà, una novità assoluta per tutti i fotografi i quali rimangono perplessi davanti “all’attacco del suo stesso linguaggio laddove un vero e proprio processo di frantumazione delle regole condivise, fa scaturire fotografie sgranate, storte, senza centro, brutalmente tagliate, troppo oscure, troppo chiare” (Urs Stahel-Guadagnini).
Linguaggio e scelte tematiche vanno, peraltro, di pari passo, contribuendo a una visione sovvertitrice della sognante rappresentazione americana (eppure, identitariamente, ricorre sempre una bandiera a stelle e a strisce).
Inevitabilmente questo modo di intendere lo scatto, lo “snap”, l’istantanea, confligge con l’estetica bressoniana; entrambe sulla strada, entrambe rapide, entrambe desiderose di indagare il mondo attraverso l’individuazione di particolari rivelatori ma differenti nel modo di concepire l’istante.
Per H.C:B: l’istante è decisivo, e deve restituire la sua irripetibilità che ormai è divenuta impercettibile a occhio nudo.
Per Frank l’istante è, paradossalmente, privato della sua transitorietà e si estende nel passato e nel futuro: tanti, troppi, oggetti nelle sue fotografie che c’erano prima dello scatto e che ci saranno anche dopo, e che ti confidano che senza di loro, forse, qualcosa sarebbe diverso.
Quanto lontani appaiono, e quanto entrambi geniali, “Les europèens” di Cartier Bresson e “gli americani di Frank; e dire che entrambi sono legati da una certa “street photography”.
Penso che per ricordare la scomparsa del fotografo basti e avanzi il desiderio di ritornare sul suo libro più importante.
Tante volte son tornato sulle sue successive pubblicazioni e sui suoi numerosi film ma è stato come cercare qualcosa che avevo capito una volta soltanto e poi, basta più.
Come succede in gioventù.
 
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Ultima Modifica: 2019/09/12 21:35 Da PipPap.
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#10444
Simona.Franceschino (Utente)
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Re:Robert Frank 3 Mesi fa Karma: 0  
Caro Pippo,
trovo anche io che "The Americans" sia un libro imprescindibile per comprendere il modo di guardare di Frank il cui sguardo era, a mio modesto parere, diverso da quello di Cartier Bresson, vuoi per la polemica che alcuni ravvisarono nei suoi scatti, vuoi per l'attenzione ai costumi sociali o semplicemente per le diverse sensibilità. Ho sempre adorato Cartier Bresson, ma penso che entrambi siano stati due fotografi eccelsi nel raccontare storie attraverso un solo scatto, regalandoci ancor oggi, con un linguaggio pulito, elegante e diretto, la società del loro tempo, attraverso sguardi, luoghi ed oggetti. Per fortuna rimangono i libri a consolarci di queste perdite storiche. Simona
 
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#10445
PipPap (Utente)
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Sesso: Maschio Ubicazione: catania Compleanno: 1952-11-11
Re:Robert Frank 3 Mesi fa Karma: 9  
Che gioia ricevere un riscontro dopo aver espresso una considerazione ed una riflessione, sulle vicende della "nostra" fotografia; dico nostra perchè intendo sottolineare la volontà di vivere il fenomeno fotografia come momento culturale autonomo dalle sue necessità professionali ed economiche;
provo un autentico piacere, una soddisfazione assoluta, nel ritrovarmi in questo FORUM e incontrare il pensiero della nostra Simona, la quale acutamente ci avverte del pericolo, quasi una tentazione, di creare contrapposizioni estetiche, che non hanno motivi storici di sussistere, tra la filosofia dello sguardo, e quindi dell'istante, di Robert Frank e quella di altri fotografi, americani ed europei, magari a lui contemporanei.
L'importanza di Frank e, se volete, l'esemplarità della sua rappresentazione, è tutta dentro la viscerale adesione al mondo osservato dai suoi occhi (che godono e fremono davanti all'istantanea interpretazione del suo sguardo).
H.C.B., che pure è stato un grande estimatore del fotografo americano (c'è anche lui tra le cento storiche scelte di H.C.B.), spinge lo sguardo verso l'intelligenza razionale dell'istante cogliendo la penetrazione di un significato in un equilibrio di cui, a posteriori, non sappiamo fare a meno, e che invece Frank non considera essenziale.
L'amica Simona, con sagacia, ci guida dentro lo stretto sentiero dello sguardo e dell'istante, e ci dice di fidarci del contributo dei due grandi scomparsi perchè le loro ombre, paradossalmente, sono ancora luci nel il nostro procedere.
 
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Ultima Modifica: 2019/09/15 17:11 Da PipPap.
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#10447
PipPap (Utente)
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Re:Robert Frank 3 Mesi fa Karma: 9  
La scomparsa del fotografo Robert Frank ha inevitabilmente dato la stura ad una serie di articoli giornalistici, nonchè di commenti e dibattiti che mi auguro possano continuare anche nei mesi prossimi.
La statura artistica ed intellettuale del nostro fotografo merita tale attenzione e la riflessione sulla sua opera non può che agire positivamente in questi nostri giorni inflazionati da troppo fotografismo.
A fronte di tanta offerta informativa annoto, però, un riscontro silenzioso, quasi ovattato, del mondo professionale e del mondo amatoriale quasi che Robert Frank sia stato una meteora di passaggio nel firmamento fotografico, qualcuno che abbia buttato un sasso nell'immaginario fotografico e poi abbia nascosto la mano: insomma, gli addetti alla storia , alla critica, ed alla cultura fotografica, a mio non tanto sommesso parere, stanno manifestando una certa ignoranza se non proprio un certo distacco dal suo modo di intendere il fotografare.
Volete una prova? Se è vero che tutti ricordano il suo libro, gli Americani, quando provate a chiedere di qualche immagine diventata celebre, divenuta un'icona, il silenzio è glaciale e assai diffuso: Nessuno conosce le sue immagini ancorchè tutti sono pronti a giurare sulla loro originalità.
Allora, ritorno in questo Forum, accanto agli amici ed alle amiche di sempre, per riprendere le linee storiche che hanno definito la breve vicenda della nostra passione.
Riprendiamo quelle letture che si soffermano sulla soggettività del suo sguardo, sul suo narrare per traiettorie visive assai spesso laterali, con inquadrature di traverso, addirittura non bisognose di essere traguardate nel mirino. Ritorniamo alla diserzione del soggetto, all'eclissi del significato, e facciamolo senza paura perchè tanta fotografia contemporanea viene da lì, da quello scatto/strappo di libertà.
 
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Ultima Modifica: 2019/09/15 21:31 Da PipPap.
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#10474
PipPap (Utente)
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Re:Robert Frank 2 Settimane, 3 Giorni fa Karma: 9  
Completiamo, sulla scorta delle indicazioni emerse ieri sera, martedì 26 novembre, grazie agli utilissimi e preziosissimi contributi dell'amico Francesco Licandro, la nostra ricognizione sulla personalità fotografica di Robert Frank.
Ci viene in soccorso il pensiero di Claudio Marra per chiarire la presunta contrapposizione (sulla quale - v. sopra - ci avvertiva l'amica Simona Franceschino) tra il nostro fotografo e H.C.B.
Laddove quest'ultimo fondava su una sorta di implicito ossimoro la sua teorica ( il concetto di temporalità, lo scorrimento della vita, il suo fluire ininterrotto, troverebbero nell'individuazione di un "momento", un arresto capace di sintetizzarne il significato ultimo, attraverso l'individuazione di una formalità ineccepibile, sublime, assoluta) il nostro Frank scompaginava questo assunto sostituendo ai "momenti decisivi" i momenti "in between" (perchè non è possibile, a suo dire, pensare la vita come un insieme di fatti eccezionali nei quali si concentra il senso profondo ed autentico delle cose). Di conseguenza non ci sono significati da cercare e i fatti che vediamo pongono talmente tante interpretazioni e talmente tanti significati che è come se non avessero.
Tanto acclarato, bisogna riconoscere che Frank predica bene (anzi benissimo) quando difende il suo "individualismo" che è poi il suo sguardo che mai si risolve in un istante meramente meditato, calcolato, programmato, formalizzato ma in un gesto empatico, sempre benevolente, sempre testimone di un bisogno di relazione oltre che di conoscenza.
 
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