ACAF - Associazione Catanese Amatori Fotografia

 
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Martedì 29 Gennaio 2019 - ore 20:30 PDF Stampa E-mail
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Giovanni Virgilio sarà l'ospite di martedì 29 gennaio e ci parlerà dell'importanza e dell'utilizzo della luce nel cinema. Serata imperdibile.

Giovanni Virgilio si diploma nel 2000 come attore presso la scuola "Ribalte" di Enzo Garinei di Roma. Nel 2003 lavora come aiuto regista e produttore esecutivo del cortometraggio "Alterego" di Daniele Gangemi. Nel 2007 lavora come produttore esecutivo del film Petali di rosa con la regia di Maximo De Marco, con Claudia Koll e Antonella Ponziani. Nel 2008 è produttore esecutivo del film Una notte blu cobalto diretto ancora da Daniele Gangemi. Nello stesso anno produce e cura la produzione esecutiva del mediometraggio Ti aspetto fuori in collaborazione con il Ministero dell'Interno, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Cartusia, Cga di Palermo, selezionato al David di Donatello e vincitore del Diamante Film Festival.

Nel 2009 diventa direttore artistico presso la Cappella Bonajuto (omaggio a Marcel Duchamp).

Nel 2010 viene insignito della carica di Presidente Regionale del Consorzio cinematografico per il Mediterraneo. Nel 2010 è l'ideatore e organizzatore generale dell'evento La notte bianca del Cinema a Catania. Nel 2011 è regista e produttore del cortometraggio My name is Sid ,con la collaborazione della Catania Film Commission e la partecipazione degli attori Alessio Vassallo, Liborio Natali e Cosimo Coltraro, basato sulla saga della famiglia Sciortino, creata dalla fantasia di Ottavio Cappellani, raccontata nei romanzi "Chi è Lou Sciortino?" (edito da Neri Pozza, di prossima ripubblicazione per gli Oscar Mondadori) e "Chi ha incastrato Lou Sciortino?" (Mondadori). Rispetto ai romanzi la storia narrata nel cortometraggio è uno "spin off", una storia laterale in cui i fan della famiglia di "cinematografari" italoamericani in odore di mafia ritroveranno i personaggi a loro più cari. La storia di questo cortometraggio narra le vicende del ritorno a casa di due mafiosi siculo- americani, per inaugurare un museo del cinema. Presentato in concorso alla 68ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica.

Nel 2012 realizza il cortometraggio "Damiano al di là delle nuvole iniziano i sogni" in concorso per i “Premi David di Donatello 2014” e in concorso all’Ischia Film Festival, affronta la tematica della mafia degli anni Novanta attraverso gli occhi di un bambino di nove anni. I tragici attentati di mafia e le loro drammatiche conseguenze lo spingeranno a rifugiarsi nei suoi sogni, unico spiraglio per evadere dalla desolante realtà in cui vive.

Nel 2014 esordisce alla Regia sul grande schermo con il film "La Bugia bianca", un omaggio alle donne vittime di violenza nella guerra in Bosnia ed Erzegovina, nato dall’esigenza di raccontare la storia di una giovane donna che deciderà di affrontare un dolore con forza e dignità, piuttosto che continuare a nascondersi dietro a menzogne e a verità non dette.

Nel 2016 produce il cortometraggio "Il Migliore del mondo" e il Video clip " Adesso" di Erica Mou che scrive la canzone che porta lo stesso titolo del libro di Chiara Gamberale "Adesso" edito da Feltrinelli Editore .

Nel 2016 apre in Sicilia gli Studi Cinematografici Siciliani di cui è Presidente e socio Amministratore.

Nel 2017 dirige e produce insieme alla co-produzione di Xenon Produzioni Cinematografiche e in collaborazione con gli Studi Cinematografici Siciliani il suo secondo lungometraggio dal titolo provvisorio “Malarazza”. Catania e la sua periferia vista attraverso la storia di un boss decaduto e di una donna desiderosa di cambiare la propria vita interpretata da Stella Egitto, con Paolo Briguglia , David Coco, Cosimo Coltraro e Lucia Sardo . Il film è una denuncia alle condizioni della periferia siciliana, al fine di ristabilire la legalità anche alle zone più periferiche del paese, portando sicurezza e giustizia in ogni angolo del paese per garantire un futuro e una speranza ad individui che se recuperati potrebbero diventare soggetti attivi e presenti, lontani dalla criminalità che logora la vita di molte persone che vivono in questi posti. Nel 2018 Malarazza si aggiudica una Nomination ai David di Donatello 2018 per la Migliore fotografia Italiana

 
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locandina_kiki.jpg"La verità sotto la pelle" è una perifrasi per parlare del nascosto, del lato B che c'è in ogni cosa, in ogni uomo. Che puoi scoprire solo se "scortichi" o se "accarezzi"una pelle. Ci vogliono ore, giorni, mesi, anche anni, perché una verità, bella o brutta che sia, si lasci scivolare fuori. Come una maieuta, un'ostetrica, che aspetta pazientemente che la vita venga alla luce adagiandosi sulle sue mani , io aspetto che la verità velata di quotidianità sbocci sotto il mio sguardo minuzioso. Pronta, dopo tanta attesa, allo scatto agile per non perdere il breve momento dello squarcio del velo di Maya. Come diceva Schopenhauer , questo velo ci separa dalla conoscenza e ci fa percepire la realtà come sfocata o alterata. Solo dei giusti "obiettivi" ci permetteranno di vedere, in modo perfetto e meraviglioso, il vero. Che poi ci piaccia o no quello che troveremo, poco importa, la nostra fotocamera lo catturerà. 
Fotografare per me è quasi una forma di meditazione. Mi permette di concentrare l'attenzione grazie ad un rettangolo di luce, il mirino, che manda informazioni alla mente e al cuore. I piedi vanno, randagi. Seguono questa scia luminosa senza porsi domande. Le mani diventano estensioni della mente ed in automatico premono bottoni, girano ghiere, zoomano e danno forma anche a quello che in apparenza non c'è. Già, perché attraverso il mirino, che può diventare "squarcio", guardandomi attorno, potrei vedere quello che lo specchio non mi rimanda. E allora una testa di gesso, un velo nero strappato e dei vecchi giornali cominciano a raccontarmi di quando ho indossato una maschera e una parrucca da clown sopra un fazzoletto zuppo di lacrime. Un selfie... direbbero oggi i ragazzi della nuova generazione che per far vedere ai follower della loro community che sono tristi o di cattivo umore alzerebbero il braccio con il cellulare e con una faccia contrita farebbero click!
Un selfie dell'anima, aggiungo io, che ho realizzato fotografando al contrario.
Pensavo di aver realizzato una natura morta... ed invece ho descritto dettagliatamente una natura cosi viva da urlare quello stato emozionale negativo che io non avevo avuto neanche il coraggio di afferrare.
Questa è una delle tante magie che si possono fare impugnando una macchina fotografica, oltre che con le mani anche con la mente ed il cuore!
 

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