ACAF - Associazione Catanese Amatori Fotografia

 
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Martedì 4 dicembre 2018 - ore 20:30 PDF Stampa E-mail

martedi_rosso_leanza_500.jpgMartedì 4 dicembre ospite Enzo Gabriele Leanza che ci presenterà il suo nuovo progetto editoriale: SPECTRUM

Spectrum #1 è il primo volume di una serie di bookzine dedicati alla cultura fotografica. Con la veste grafica di una rivista e quella editoriale di un libro semitascabile, Spectrum vuole essere un prodotto nuovo, una terra di confine tra l'informazione di attualità tipica del magazine e quella storico-critica più affine alla saggistica.

Ogni numero di SPECTRUM sarà articolato in rubriche, in cui, attraverso lo strumento dell'intervista, verrà data voce ai fotografi, alle fotografe e a tutti coloro che a vario titolo operano nell'universo fotografico, siano essi curatori, galleristi, giornalisti, storici, collezionisti. In questo primo numero si parla, tra le altre cose, di e con Olivo Barbieri, Valentina Vannicola, Massimo Cristaldi, Colin Pantall, Alessandro Zanoni, Augusto Pieroni.

Non mancano spazi dedicati alle istituzioni culturali che si occupano di fotografia (Archivio Storico LUCE e SISF) e ai luoghi d'incontro come il PhotoLux Festival di Lucca. Una parte importante dall'architettura generale di SPECTRUM è dedicata alla saggistica, con interventi di storia e di teoria fotografica, uniti all'analisi dei rapporti tra fotografia e altre discipline come cinema e psicologia. Ampia anche la rassegna dedicata ai libri fotografici, in commercio e da collezione. Impreziosisce il tutto il ricordo di Luigi e Paola Ghirri scritto da Vittore Fossati. 

 
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locandina_kiki.jpg"La verità sotto la pelle" è una perifrasi per parlare del nascosto, del lato B che c'è in ogni cosa, in ogni uomo. Che puoi scoprire solo se "scortichi" o se "accarezzi"una pelle. Ci vogliono ore, giorni, mesi, anche anni, perché una verità, bella o brutta che sia, si lasci scivolare fuori. Come una maieuta, un'ostetrica, che aspetta pazientemente che la vita venga alla luce adagiandosi sulle sue mani , io aspetto che la verità velata di quotidianità sbocci sotto il mio sguardo minuzioso. Pronta, dopo tanta attesa, allo scatto agile per non perdere il breve momento dello squarcio del velo di Maya. Come diceva Schopenhauer , questo velo ci separa dalla conoscenza e ci fa percepire la realtà come sfocata o alterata. Solo dei giusti "obiettivi" ci permetteranno di vedere, in modo perfetto e meraviglioso, il vero. Che poi ci piaccia o no quello che troveremo, poco importa, la nostra fotocamera lo catturerà. 
Fotografare per me è quasi una forma di meditazione. Mi permette di concentrare l'attenzione grazie ad un rettangolo di luce, il mirino, che manda informazioni alla mente e al cuore. I piedi vanno, randagi. Seguono questa scia luminosa senza porsi domande. Le mani diventano estensioni della mente ed in automatico premono bottoni, girano ghiere, zoomano e danno forma anche a quello che in apparenza non c'è. Già, perché attraverso il mirino, che può diventare "squarcio", guardandomi attorno, potrei vedere quello che lo specchio non mi rimanda. E allora una testa di gesso, un velo nero strappato e dei vecchi giornali cominciano a raccontarmi di quando ho indossato una maschera e una parrucca da clown sopra un fazzoletto zuppo di lacrime. Un selfie... direbbero oggi i ragazzi della nuova generazione che per far vedere ai follower della loro community che sono tristi o di cattivo umore alzerebbero il braccio con il cellulare e con una faccia contrita farebbero click!
Un selfie dell'anima, aggiungo io, che ho realizzato fotografando al contrario.
Pensavo di aver realizzato una natura morta... ed invece ho descritto dettagliatamente una natura cosi viva da urlare quello stato emozionale negativo che io non avevo avuto neanche il coraggio di afferrare.
Questa è una delle tante magie che si possono fare impugnando una macchina fotografica, oltre che con le mani anche con la mente ed il cuore!
 

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