ACAF - Associazione Catanese Amatori Fotografia

 
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Willy Ronis ovvero “fotografare e sorridere” PDF Print E-mail
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di Pippo Pappalardo

petitparisienne.jpgGiorno 13 di Settembre il grande fotografo francese Willy Ronis ci ha lasciato.
Un anno ancora ed avrebbe compiuto i fatidici cento anni, e lo avremmo festeggiato ricordando i suoi amici che non ci sono più: Izis, Boubat, Doisneau, Cartier-Bresson e compagnia bella, quella nobile congrega di visionari e raccoglitori di immagini che, giorno dopo giorno, ci ha raccontato la terra in cui viviamo, le persone che ci stanno accanto, le speranze in cui crediamo,la bellezza che cerchiamo.

joinville.jpgGente che, fotografando con interesse e con gioia, ci ha spiegato l’intima essenza delle stagioni della vita, dell’adolescenza e della vecchiaia, di un bocciolo e di un ramo secco, e ci ha insegnato a leggere e capire che una pietra, la riva di un fiume, una bandiera, il seno di una donna accendono la nostra fantasia perché son tutte cose che ci appartengono, misteriosamente create per finire sotto i nostri sensi e fare parte della nostra storia quotidiana.
Ecco, Ronis ci ha detto chiaramente che le cose che ci circondano hanno una loro vitalità che possiamo sorprendere col sorriso di una fotografia e così rivelare a noi stessi ed agli altri che ogni cosa, ogni persona, è creatura soffusa di grazia anche quando la storia la colora di drammatiche tinte o la stempera nell’oblio.

Possiamo trovare notizie sulla sua vita compulsando Internet e scopriremmo l’aspetto artigianale del suo lavoro ancorché sostenuto da una sensibilità pittorica e musicale perfezionata in gioventù, scopriremmo il suo burrascoso rapporto con le agenzie fotografiche e la passione e l’impegno per i problemi sociali. Ma tutto questo è, appunto, il patrimonio comune di quei fotografi sopra citati che gli storici della fotografia raggrupperanno sotto il nome di “fotografi umanisti”.
Quello che non troveremo nei necrologi e sui suntini da web è la luce della sua Provenza che libera i neri dentro la fotografia sciogliendoli in leggerezza, piacere, contemplazione; non troveremo le famose riprese dall’alto, i suoi prediletti “punti di vista” trovati per sorprendere non la realtà (secondo il dettato bressoniano) ma il nostro occhio che non sospetta che dentro il reale stanno come nascosti tanti piccoli tesori e quanto gli sta accanto fa, addirittura, loro da cornice.

lenupronencal.jpgRicordate Nudo Provenzale? In una stanza di un rustico casolare, illuminata dal sole del meriggio, davanti ad un lindo ma modesto lavatoio, una giovane donna,nuda, si rinfresca più che pulirsi.
Intorno la luce sembra sospesa, quasi che accarezzi le cose e la persona; la composizione segue i protagonisti della scena facendo
incrociare geometricamente ogni elemento. L’immagine che ne vien fuori è talmente armoniosa che non ti viene di ascriverla ad alcun genere e prenderla soltanto col nome dell’emozione che ti suscita ovvero come un sorriso.

Cosa può fare un’associazione fotografica per mantenere viva la lezione di Ronis? Ovviamente riprenderne i libri (e sono abbastanza facili da trovare quelli a carattere antologico un po’ meno le monografie vedere HF o Micamera su Internet, per i più pigri consiglio l’ottima antologia edita dalla Taschen ed il volume: “Lungo il fiume delle domeniche”- Motta Editore)..Poi, però, occorre provare a rifare Ronis che non significa copiarlo o citarlo ma significa verificare se quelle luci, quelle composizioni, quei punti di vista funzionano con la nostra attualità. Io ci ho provato e posso testimoniarvi che non solo i risultati sono eccellenti ma che l’occhio di
Ronis, come schema utilizzato si rivela una chiave interpretativa sorridente anche per il nostro triste Sud.

 
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