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Questa guida è tratta dal manuale di Alessandro Brizzi del NikonClub
L’esposizione a destra rappresenta un importante metodo di lavoro nella
fotografia digitale, che permette al fotografo di ottenere foto meno
rumorose e qualitativamente migliori.
Le motivazioni sono legate al funzionamento dell’elettronica a bordo
della fotocamera, che riserva un trattamento non uniforme alla luce in
ingresso. In particolare si vedrà come le macchine fotografiche
digitali trattino meglio le alte luci e penalizzino le ombre, rendendole
più rumorose.
La spiegazione necessita di alcuni concetti di elettronica digitale, che
verranno esposti in modo didattico e senza alcuna pretesa scientifica,
ma solo con lo scopo di far capire al fotografo come influiscano sulla
resa finale dello scatto.
L’esposizione a destra risulterà come logica conseguenza proprio del
comportamento dell’elettronica di bordo.Cosa significa esporre a destra?
Il termine esposizione a destra si riferisce alla tecnica utilizzata in
fotografia digitale, che spinge il fotografo ad adottare coppie
tempo-diaframma, per una fissata sensibilità, che portino a sovresporre
leggermente la foto.
In particolare quando si dice “a destra” ci si riferisce alla parte
dell’istogramma che riguarda le alte luci, che per l’appunto sono nella
parte destra del grafico. Lavorando con questa tecnica quindi
l’istogramma presenterà sempre delle componenti non nulle nelle alte
luci.
Per esporre a destra occorre lavorare con l’esposimetro regolato sulla
misurazione spot, puntato sulla sorgente più luminosa presente
nell’inquadratura. Bisogna quindi andare a cercare, muovendo la
fotocamera, i punti più chiari, valutando di volta in volta quale sia
quello più luminoso (il più luminoso sarà quello che avrà un tempo di
scatto più rapido a diaframma impostato o un diaframma più chiuso per un
tempo prefissato). Una volta individuato il punto più luminoso, occorre
bloccare l’esposizione con l’apposito tasto fornito sulla fotocamera e
ricomporre l’inquadratura.
Prima di premere il pulsante di scatto occorre aver regolato opportunamente la compensazione dell’esposizione.
Il motivo per cui è necessario compensare l’esposizione è legato al funzionamento dell’esposimetro.
Se infatti seguiamo i passi elencati precedentemente, andando a misurare
l’esposizione spot sulla sorgente più luminosa, questa sarà sicuramente
sottoesposta dall’esposimetro, che è tarato su un grigio più scuro.
L’esposimetro suggerisce una coppia tempo diaframma per rendere la
sorgente su cui lo stiamo puntando, pari al grigio su cui esso è tarato.
Se scattiamo quindi senza compensare l’esposizione, la foto risulterà
inevitabilmente sottoesposta nel complesso, perché il punto più luminoso
lo stiamo rendendo come il grigio su cui è tarato l’esposimetro, che
non è certo assimilabile ad una sorgente luminosa (ad es il grigio 18% è
piuttosto scuro).
Di quanto compensare allora? In teoria occorre compensare l’esposizione
di tanti stop (o frazioni di) quanti ce ne sono di differenza tra il
grigio su cui è tarato l’esposimetro e la sorgente su cui si sta
misurando.
Certo non è pratico adottare questo principio teorico, quindi nella
pratica occorre procedere per errori, fino ad arrivare a prendere
confidenza con la macchina fotografica e i diversi contesti, per
ottenere il risultato sperato.
Bisogna sottolineare che la compensazione, che è comunque sempre
positiva visto che bisogna sovraesporre, cambia da contesto a contesto e
da modello a modello di fotocamera. Ad esempio per un cielo sereno o un
cielo nuvoloso le compensazioni possono essere diverse; stessa cosa per
diversi modelli di fotocamera con sensori e latitudini di posa del
sensore diverse. Personalmente ho potuto constatare che la compensazione
si aggira su valori che spaziano da +1.0EV a +1.7EVCerto non è pratico
adottare questo principio teorico, quindi nella pratica occorre
procedere per errori, fino ad arrivare a prendere confidenza con la
macchina fotografica e i diversi contesti, per ottenere il risultato
sperato. Bisogna sottolineare che la compensazione, che è comunque
sempre positiva visto che bisogna sovraesporre, cambia da contesto a
contesto e da modello a modello di fotocamera.
Ad esempio per un cielo sereno o un cielo nuvoloso le compensazioni
possono essere diverse; stessa cosa per diversi modelli di fotocamera
con sensori e latitudini di posa del sensore diverse. Personalmente ho
potuto constatare che la compensazione si aggira su valori che spaziano
da +1.0EV a +1.7EV. A questa compensazione, che non fa altro che
rispondere al comportamento dell’esposimetro, occorre aggiungere una
leggera sovraesposizione (di circa +0.3EV), che permette di sfruttare al
massimo la risposta del sensore per le alte luci.
Mediamente quindi, ma da intendersi solo come esperienza personale e non
come dato scientifico, il range di valori che attribuisco alla
compensazione spaziano da +1.3EV a +2.0EV, a seconda del contesto (ad
esempio compensazioni a +2.0EV sono state applicate in contesti di cielo
nuvoloso). Come si può capire in fase di scatto se la compensazione è
stata sufficiente? Gli strumenti che si hanno a disposizione sulla
fotocamera, permettono di capire se occorre ripetere lo scatto
modificando il valore di compensazione?
A seguito dello scatto occorre guardare sul display due informazioni:
l’istogramma RGB (è sufficiente questo, ma si può fare anche tramite gli
istogrammi per singolo canale) e le informazioni sulle alte luci, che
nelle fotocamera Nikon sono evidenziate come lampeggianti. Entrambi
questi strumenti infatti ci permettono di capire se abbiamo
sufficientemente esposto a destra. Se infatti l’istogramma non arriva
fino al limite destro, sicuramente la compensazione non è stata
sufficiente e nello stesso caso non si avranno indicazioni di alte luci.
Al contrario, se l’istogramma è tutto decisamente a destra e se le
informazioni sulle alte luci ci mostrano un display molto lampeggiante,
la compensazione è stata eccessiva, sovresponendo troppo. Anche qui non è
possibile fornire dei dati precisi su quale sia il limite universale
per capire se la compensazione è stata adeguata o no, bisogna imparare a
conoscere le risposte delle fotocamera e a leggere le informazioni sul
display. Per meglio comprendere la problematica riporto due esperienze
personali su due modelli diversi: D70s e D700. Sulla prima fotocamera
una foto era accettabile anche se l’istogramma era piuttosto spostato a
destra, con la D700 assolutamente no: le luci bruciate sono quasi
irrecuperabili. Il fotografo quindi deve prendere confidenza con il
proprio istogramma e le informazioni sulle luci bruciate, per capire se
lo scatto sarà poi recuperabile. In questo caso occorre aprire una
parentesi importante sul perché le luci che da fotocamera risultano
essere bruciate, siano recuperabili. Fondamentale infatti è il formato
del file e questa affermazione è valida solo per i file RAW. Per un
file JPEG l’istogramma è veritiero con certezza, dal momento che la foto
viene compressa su camera e da questa viene calcolato l’istogramma
mostrato dalla macchina stessa.
Per il RAW invece l’istogramma potrebbe non essere veritiero. Bisogna
infatti specificare che per il formato RAW non esiste istogramma, ma
l’istogramma che viene visualizzato a seguito dello scatto è ottenuto da
una conversione JPEG fatta su camera dello scatto. Ovviamente questa
conversione introduce delle perdite, essendo lossy la compressione JPEG,
che possono far passare per bruciate, ad esempio, alcune luci che
bruciate non sono. La conversione su camera quindi non è affatto quella
che verrà fatta in camera chiara e inoltre molti programmi difotoritocco
permettono di recuperare le alte luci bruciate (ad esempio Photoshop
CS3 incorpora il parametro “Recupero” in Camera RAW che permette di
salvare alcune luci). Ovviamente come si diceva prima, tutto dipende dal
modello, perché, tornando ai due modelli citati, con D70s l’istogramma
non era veritiero e bisognava veder bruciare un bel po’ di luci, su D700
quello che viene segnalato come bruciato è effettivamente tale.
Tornando all’esposizione a destra allora si può riepilogare nei seguenti
passi questa tecnica:
1. Impostare su SPOT l’esposimetro
2. Impostare una compensazione d’esposizione opportuna al contesto e alla fotocamera
3. Cercare la sorgente più luminosa presente nell’inquadratura, misurandovi l’esposizione
4. Bloccare l’esposizione
5. Ricomporre l’inquadratura e scattare
6. Valutare da istogramma e luci bruciate se la compensazione dell’esposizione è stata eccessiva o scarsa.
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