ACAF - Associazione Catanese Amatori Fotografia

 
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Re:RIFLESSIONI SUI RIFLESSI (1 in linea) (1) Visitatore
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Discussione: Re:RIFLESSIONI SUI RIFLESSI
#8024
alb.o (Utente)
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Re:RIFLESSIONI SUI RIFLESSI 8 Anni, 3 Mesi fa Karma: 2  
i cigni un pò più grandi!




 
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#8041
alb.o (Utente)
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Re:RIFLESSIONI SUI RIFLESSI 8 Anni, 3 Mesi fa Karma: 2  
Werner Adalbert Bischof (1916 – 1954)

Il giovane talento svizzero Werner Bischof entrò alla Scuola d'Arte di Zurigo a sedici anni, dopo aver perso la mamma l'anno prima e proprio quando deve decidere del suo futuro. La sue più grandi passioni, sin da piccolo furono la fotografia, l’arte ed il disegno (a quanto pare disegnava da sempre, sin da quando fu capace di tenere una matita in mano).

Nella primavera del 1933 inizia a studiare fotografia, quasi per caso.

“The Commercial Arts course at the School of Applied Arts was full, so I decided to try photography. The endless possibilities of the new medium, the camera, fascinated me”.

Appena tre anni dopo aprì uno studio di fotografia di moda e fotografia pubblicitaria. In questa fase della sua vita e della sua esperienza fotografica fu affascinato dalla luce, dalle ombre e dalle forme in ogni loro manifestazione, così divenne un raffinato fotografo di ciò che oggi si definisce fine art. Amava il paesaggio, gli animali, le piante e le forme in esse presenti. Si schiera contro il pittorialismo pur definendosi pittore della luce e rappresenta il mondo reale, utilizzando a pieno le potenzialità del suo strumento.

Tale direzione della sua fotografia fu brutalmente interrotta dalla seconda guerra mondiale. Dopo una parentesi a Parigi, Bischof rientrò in Svizzera nel 1939 dove si arruolò nell'esercito per servire la Patria. Le devastazioni europee, la disintegrazione del colonialismo, e la guerra fredda, insieme alla seconda guerra mondiale, segnarono la sua valenza ed essenza fotografica. Da fotografo fine art, Bischof divenne testimone dell’umanità e dei suoi problemi. Come spesso accade, l’eleganza, la compostezza e lo stile maturato nell’esperienza precedente, restano nel bagaglio tecnico e culturale del fotografo, che quindi lo adatta alle nuove situazioni ed alle esperienze di vita incontrate, testimoniando e documentando la sofferenza umana, da allora il suo principale interesse fotografico. Sua convinzione divenne quella di mostrare la realtà senza mistificare, perchè il fotografo per lui aveva una responsabilità sociale, da rispettare e portare avanti. Bischof fu capace di unire l’ impegno sociale ed il rispetto verso il genere umano, al suo spiccato ed innato senso estetico, oltre che alla sensibilità verso le forme elementari. Le vedeva, le riconosceva e le metteva al servizio del suo racconto. Bischof sintetizzò magistralmente attraverso il suo lavoro l’etica e l’estetica.

Nel 1948 seguì per il “Time” i Giochi Olimpici Invernali di Saint Moritz, mentre i suoi reportage fotografici prodotti nel periodo a cavallo della grande guerra, furono pubblicati nel 1949 da “Life”. Anno importantissimo il 1949, infatti oltre alle pubblicazioni di “Life”, entrò anche a far parte dell’Agenzia Magnum (appena costituita).

Fortemente critico verso la ricerca dell’appariscente e delle fotografia ad effetto ad ogni costo, tipico del fotogiornalismo, negli ultimi anni della sua breve vita, si distacca dal formalismo e dalla ricerca estetica in fotografia e dopo aver fotografato una Cappella ad Edinburgo scrive:

“Beautiful to loo k at, but wrestling for hours with lights and tripods to get these dead things simply doesn’t appeal to me anymore. I’d rather stand around a railway station, amidst the bustle, the coming and going”.

Nel 1951 si recò nel Medio ed Estremo Oriente (restò quasi due anni in India). In questo periodo fu interessato dall’effetto prodotto verso questi paesi dai devastanti interessi delle moderne forze economiche occidentali. Rivendica l'importanza assoluta di salvaguardare le identità culturali locali fino a quando nel 1953 affronta il viaggio da sempre pianificato attraverso tutto il continente americano. Sfortunatamente nelle Ande peruviane, appena un anno dopo, trovò la morte in uno incidente automobilistico.

I suoi lavori oltre che sul Time e su Life, furono pubblicati su Du, Picture Post, illustrated, Epoca, Camera, Die Woche, Sie und ER, paris match, Holiday, popular photography, Infinity, Photography, New York Time.





Il riflesso di un elmetto da guerra rovesciato su una pozza d’acqua… Il sole, è un riflesso anch’esso. Dove lo si vede? Il sole viene fuori dall’elmetto (ma solo nella parte specchiata). Il tutto con lo sfondo delle rovine del Reichstag (parlamento di Berlino) dopo i bombardamenti, facilmente riconoscibile, insieme ai rottami di auto e carri da guerra sul piano intermedio. Cosa si può chiedere di più da un riflesso? La forza evocativa, il carico simbolico, la denuncia, la metafora, la riflessione, la cronaca, la guerra ed i suoi effetti… tutto è sintetizzato in una fotografia, e forse ancor di più in un singolo, ed apparentemente piccolo riflesso.

Ancora una volta, mi sento piccolo, piccolo… e continuo a riflettere attraverso un riflesso…
 
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Ultima Modifica: 2013/08/26 15:40 Da alb.o.
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#8042
PipPap (Utente)
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Re:RIFLESSIONI SUI RIFLESSI 8 Anni, 3 Mesi fa Karma: 9  
Di Bischof, forse, l'ultimo riflesso pensato e trovato a per il figlio che gli aveva chiesto l'immagine di un'aquila andina.

In una ricorrenza agatina, la Galleria fotografica "Carta Bianca"partecipò alle manifestazioni, convogliate tutte nel ciclo "devozione alla bellezza", con una piccola ma significativa mostra del fotografo svizzero.
Per noi tutti fu un momento esaltante avere davanti al naso, prima ancora che davanti agli occhi, la testimonianza di tanta forza estetica e di tanta coraggiosa eticità.
Ma vengo all'opportunità di questo mio intervento:
nei primi anni del dopoguerra, a far comprendere a Werner cosa fossero i riflessi in fotografia non furono gli strofinii sui gusci delle conchiglie o delle uova, ma gli sguardi di Rosellina Balbi, che divenne sua moglie, la quale indirizzò il suo obiettivo su tutti i bimbi di un'Europa che li aveva lasciati senza padre.
Rosellina, sposerà in seconde nozze, quel Renè Burri che hai già ricordato, ma mai dimenticherà il riflesso trovato nel rullino dopo l'incidente mortale di Bischof: il flauto dell'aquilotto andino suona ancora.

Mi viene un sospetto:
non è che il miglior riflesso, sconosciuto quanto sempre presente, lo abbiamo accanto e non ne apprezziamo mai abbastanza la forza?
 
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Ultima Modifica: 2013/07/03 18:43 Da PipPap.
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Re:RIFLESSIONI SUI RIFLESSI 8 Anni, 3 Mesi fa Karma: 2  
“non è che il miglior riflesso, sconosciuto quanto sempre presente, lo abbiamo accanto
e non ne apprezziamo mai abbastanza la forza”?
Pippo Pappalardo


Si probabilmente si Pippo… ma allora se così fosse, dovremmo riflettere di più o di meno, per accorgerci di ciò o di chi abbiamo accanto? Se così fosse, quali foto di riflessi dovremmo provare ad immaginare? Come dovremmo provare a rappresentare il magnifico riflesso che ci accompagna ogni giorno nel nostro quotidiano?


da Wikipedia (fuori tema?)

Per Fichte la riflessione si verifica quando l'Io pensa se stesso come un oggetto estraneo a sé non comprendendo che l'oggetto, il non-Io è il risultato dell'autoproduzione, del momento primigenio in cui l'Io pone se stesso.
Hegel condivide la concezione di Fichte rilevando come l'«intelletto riflettente» separi soggetto e oggetto che la «ragione» mostra uniti. La considerazione del soggetto come in contrasto con l'oggetto è il risultato del modo comune di sentire, della mentalità scientifica e della metafisica. Tuttavia, osserva Hegel, la riflessione acquista un significato accettabile e apprezzabile quando si pensi che la riflessione è anche la situazione che caratterizza i concetti puri in coppia e in contrapposizione tra loro in una posizione di positivo e negativo: nel positivo dell'uno vi è anche il negativo dell'altro in una unità superiore ai due nell'immanenza reciproca degli opposti; cosicché a questo punto l'intelletto astratto sarà sostituito dalla superiore ragione. Bisogna quindi distinguere l'intellettualismo astratto dalla ragione in grado di svelare la struttura oggettiva del Logos.
 
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Ultima Modifica: 2013/07/04 17:55 Da alb.o.
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alb.o (Utente)
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Re:RIFLESSIONI SUI RIFLESSI 8 Anni, 3 Mesi fa Karma: 2  
Gary Stochl (1947)

E’ attraverso Bob Thall, professore di fotografia del Photography Department al Columbia College di Chicago, ed in particolar modo attraverso il suo libro “On City Streets: Chicago 1964-2004”, che ci giunge la magnifica storia di Gary Stochl. Tutto inizia in una primavera del 2004, quando il professor Thall ritorna nel suo ufficio per il consueto ricevimento degli studenti. Insieme a loro, era presente un uomo sulla sessantina seduto in attesa con una busta di carta parecchio ingombrante, di non si sa bene quale negozio di Chicago. La segretaria, con una chiara espressione di rassegnazione, spiegò al professore che quell’uomo era lì perché voleva mostrargli qualche fotografia. Per cortesia e nella convinzione di poter liquidare velocemente la inusuale figura, il professore fece subito accomodare Gary in ufficio. Gary si sedette e dopo aver spiegato di non essere interessato a nessun corso, disse candidamente che aveva scattato fotografie per più di quarant’anni, per le strade di Chicago, e che non le aveva mai mostrate a nessuno. Così tirò fuori dalla busta di carta centinaia di fotografie sfuse e le poggiò sul tavolo… il resto è storia, nel vero senso della parola!





Le foto di Stochl rappresentano 40 anni di vita della gente di Chicago, gente ordinaria nessuno stereotipo. Gente, semplicemente gente per strada. Appare naturale il collegamento con Robert Frank, unico suo riferimento peraltro insieme ad HCB (per il resto fu un assoluto autodidatta). Anche lui ha fotografato gente nella loro solitudine, nelle loro difficoltà, nella loro ordinaria routine cittadina. Una sperimentazione visiva, con un certo pessimismo di fondo, che sprigiona grandi capacità percettive, intelligenza, eleganza e pazienza. Spesso due o tre fotografie all’interno dello stesso fotogramma, ognuna con caratteristiche (anche cromatiche) proprie, ma strettamente connesse tra loro.

Riflessi, squarci, aperture su muri e barriere, elementi non solo separatori, ma anche di unione certamente e sempre relazioni con l’ambiente urbano. L’uso delle luce e dell’ombra è pregevolissimo, di altissimo livello, ed insieme alla sua attenzione per i riflessi (proprio in virtù della ricerca della foto nella foto, della storia nella storia) e del suo bianco nero molto contrastato, oggi Gary Stochl è un fotografo consacrato, apprezzato e studiato nelle università americane.

Il libro citato in apertura fu pubblicato nel 2005, le fotografie di Gary sono esposte in mostra permanente al Art Institute of Chicago, ed al LaSalle Bank Photography Collection, oltre che in numerose collezioni private. La sua prima mostra ufficiale è dell’Autunno del 2003 alla Gallery Chicago, all’età di 57 anni.

Sembra una leggenda metropolitana, ed invece Gary oggi vive a Stickney nell’Illinois, appena fuori Chicago.

La fotografia allegata è la copertina del suo libro… Guarda caso un riflesso!
 
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Ultima Modifica: 2013/08/26 16:29 Da alb.o.
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PipPap (Utente)
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Re:RIFLESSIONI SUI RIFLESSI 8 Anni, 3 Mesi fa Karma: 9  
Puntuale e pertinente, la razionalizzazione della considerazione sul riflesso - che era nata fotografica ma inevitabilmente, e logicamente aggiungo io- è divenuta esistenziale e, per sua necessità, filosofica.
Opportuno, pertanto, il richiamo al filosofo tedesco che della "riflessione" dell'Io o dell'Essere, fa l'assunto teorico interpretativo razionale del suo sistema di pensiero - che servirà, poi, come base al romanticismo (lo scrivo con la minuscola)- .

E fin qui, tutto mi sembra che scorri bene (concorda anche mia moglie, che da addetta ai lavori filosofici, apprezza la coerenza): ogni singolo contributo, sintetico e chiaro, ha espresso una necessità intima ed una scoperta personale.
Calzanti gli esempi ed esplicative le considerazioni (le mie note sono stati solo dei meditati contrappunti musicali)

Adesso, sappiamo che tentare di razionalizzare questa esperienza può costringerci a prendere posizioni che, alla fin dei conti, non possono andare oltre il piacere di fare comunione, ovvero di mettere in comune.
E, per chi ci legge, dobbiamo esprimerci sempre per immagini (perché siamo due acaffini).

Quel che mi, ci interessa annotare, quindi, è che le immagini che abbiamo proposto come "riflessi" facevano anche trasparire "altro" eppure erano straordinariamente legate, e gravitazionalmente, a terra.

Le immagini, quindi, come hai ben dimostrato, raccolte o formulate, rimandano, postulano, stimolano: e questo dinamismo è vitale, ci fa stare inquieti, ci fa sentire liberi e capaci di vedere diversamente, doppio, ambiguo. Ci fanno riflettere sulla loro forma e contenuto e sulla loro capacità di relazionare.
E allora, come soffusa buonanotte, ti, vi, porgo l'immagine di un autore che amo alla follia e che ininterrottamente fotografò, al meglio delle sue possibilità, la propria moglie alquanto bruttina: Harrry Callahan al termine della sua riflessione fotografica concluderà che Eleanor (il libro fotografico di un vero innamorato) è stato il suo migliore riflesso, l'unica chiave per aprire l'enigma di ogni sua immagine.
Un riflesso da sempre coltivato, ravvivato, rispettato.
 
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Ultima Modifica: 2013/07/05 10:47 Da PipPap.
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