ACAF - Associazione Catanese Amatori Fotografia

 
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locandina_kiki.jpg"La verità sotto la pelle" è una perifrasi per parlare del nascosto, del lato B che c'è in ogni cosa, in ogni uomo. Che puoi scoprire solo se "scortichi" o se "accarezzi"una pelle. Ci vogliono ore, giorni, mesi, anche anni, perché una verità, bella o brutta che sia, si lasci scivolare fuori. Come una maieuta, un'ostetrica, che aspetta pazientemente che la vita venga alla luce adagiandosi sulle sue mani , io aspetto che la verità velata di quotidianità sbocci sotto il mio sguardo minuzioso. Pronta, dopo tanta attesa, allo scatto agile per non perdere il breve momento dello squarcio del velo di Maya. Come diceva Schopenhauer , questo velo ci separa dalla conoscenza e ci fa percepire la realtà come sfocata o alterata. Solo dei giusti "obiettivi" ci permetteranno di vedere, in modo perfetto e meraviglioso, il vero. Che poi ci piaccia o no quello che troveremo, poco importa, la nostra fotocamera lo catturerà. 
Fotografare per me è quasi una forma di meditazione. Mi permette di concentrare l'attenzione grazie ad un rettangolo di luce, il mirino, che manda informazioni alla mente e al cuore. I piedi vanno, randagi. Seguono questa scia luminosa senza porsi domande. Le mani diventano estensioni della mente ed in automatico premono bottoni, girano ghiere, zoomano e danno forma anche a quello che in apparenza non c'è. Già, perché attraverso il mirino, che può diventare "squarcio", guardandomi attorno, potrei vedere quello che lo specchio non mi rimanda. E allora una testa di gesso, un velo nero strappato e dei vecchi giornali cominciano a raccontarmi di quando ho indossato una maschera e una parrucca da clown sopra un fazzoletto zuppo di lacrime. Un selfie... direbbero oggi i ragazzi della nuova generazione che per far vedere ai follower della loro community che sono tristi o di cattivo umore alzerebbero il braccio con il cellulare e con una faccia contrita farebbero click!
Un selfie dell'anima, aggiungo io, che ho realizzato fotografando al contrario.
Pensavo di aver realizzato una natura morta... ed invece ho descritto dettagliatamente una natura cosi viva da urlare quello stato emozionale negativo che io non avevo avuto neanche il coraggio di afferrare.
Questa è una delle tante magie che si possono fare impugnando una macchina fotografica, oltre che con le mani anche con la mente ed il cuore!
 
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